COREA DEL NORD. Il tempo della pace sta per scadere

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Il 22 dicembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha votato all’unanimità per incrementare le sanzioni contro Pyongyang in base alle quali le importazioni della Corea del Nord di prodotti petroliferi raffinati saranno tagliate di quasi il 90 per cento a partire da gennaio 2018.

Alla Corea del Nord è, inoltre, vietata l’esportazione di prodotti alimentari, macchinari, attrezzature elettriche, pietra e legno; l’Onu cerca di tagliare le fonti di finanziamento esterno per i programmi nordcoreani missilistico e nucleare. Nonostante la schiacciante dimostrazione di sostegno alle sanzioni, la Cina e la Russia hanno accettato di approvarle solo dopo che gli Stati Uniti hanno ammorbidito la loro posizione su alcuni dettagli. Washington aveva chiesto che tutte le forniture di petrolio alla Corea del Nord fossero interrotte e voleva il diritto di usare la forza per intercettare le navi nordcoreane in alto mare sospettate di violare le sanzioni delle Nazioni Unite.

L’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, citando fonti del ministero degli Esteri della Corea del Sud, a caldo aveva affermato che le nuove sanzioni avrebbero ridotto le entrate estere della Corea del Nord derivanti dalle esportazioni di circa 250 milioni di dollari all’anno. La Russia, all’inizio, si era opposta al rimpatrio dei lavoratori nordcoreani, uno dei principali strumenti per fare cassa di Pyongyang, ma si è dichiarata d’accordo dopo averlo esteso a due anni. Per la Cina occorre partire dai dati ufficiali. 

Secondo gli ultimi dati dell’Amministrazione generale delle dogane, riportati da Scmp, il commercio della Cina con la Corea del Nord nel mese di novembre 2017 è aumentato del 12,5 per cento rispetto ad ottobre ed era pari a 388 milioni di dollari, ma era comunque ad un livello al disotto dei 613,2 milioni di dollari registrati nello stesso mese dell’anno precedente, mostrando l’impatto che le pretendenti sanzioni stanno avendo su Pyongyang.

Mentre la Cina ha appoggiato le precedenti sanzioni Onu, è stata riluttante ad accettare le nuove richieste di Washington che, a suo avviso, avrebbero messo a repentaglio la vita dei cittadini nordcoreani. Al rifiuto di Pyongyang di bloccare i suoi programmi nucleare e balistico, le preoccupazioni di Pechino per la sicurezza della propria popolazione sono aumentate. I giornali ufficiali della provincia di Jilin hanno pubblicato il vademecum su cosa fare in caso di espansione nucleare, ad esempio. In un editoriale pubblicato dal Global Times il 23 dicembre, si affermava che le ultime sanzioni potrebbero contribuire a prevenire la guerra nella regione.

«La differenza tra la nuova risoluzione e la proposta originaria degli Stati Uniti riflette la volontà di Cina e Russia di prevenire la guerra e il caos nella penisola coreana (…) Se le proposte statunitensi fossero state accettate, solo la guerra sarebbe stata prevedibile».

Il dubbio comunque resta, vista la continua guerra di parole tra Washington e Pyongyang, che si sia ormai giunti alle ultime misure pacifiche per risolvere la questione e che il tempo della pace sta per scadere. 

Antonio Albanese