COREA DEL NORD. Il taglio totale del greggio è un atto di guerra

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«La Russia è la nazione più vicina alla loro gamma di test nucleari (circa 150 chilometri al confine russo) e alla zona d’acqua dove cadono i missili nordcoreani», ha detto Alexander Matsegora, aggiungendo che c’è una minaccia per la sicurezza della Russia, riporta Sputnik

L’ambasciatore di Mosca a Pyongyang ha poi aggiunto che la consegna di petrolio e prodotti petroliferi in Corea del Nord non dovrebbe essere ridotta, riporta Ria Novosti il 31 gennaio, aggiungendo che la cessazione totale alle consegne sarebbe stata interpretata dalla Corea del Nord come un atto di guerra. 

Le quote fissate dalle Nazioni Unite consentono la consegna dalla Cina alla Corea del Nord di circa 540.000 tonnellate di greggio all’anno e oltre 60.000 tonnellate di prodotti petroliferi provenienti dalla Russia, dalla Cina e da altri paesi.

«È una goccia nell’Oceano per un paese di 25 milioni di persone», ha detto Matzegora. «I rappresentanti ufficiali di Pyongyang hanno chiarito che un blocco sarebbe stato interpretato dalla Corea del Nord come una dichiarazione di guerra, con tutte le conseguenze che ne derivano», riporta Reuters.

La settimana scorsa, gli Stati Uniti hanno imposto ulteriori sanzioni alla Corea del Nord, compreso il taglio delle forniture di petrolio greggio. Nel suo primo discorso annuale sullo stato dell’Unione al Congresso degli Stati Uniti, Donald Trump ha promesso di mantenere la pressione sulla Corea del Nord per il suo sviluppo di missili che potrebbero minacciare gli Stati Uniti.

L’ambasciatore russo ha, inoltre, negato l’accusa di Washington che Mosca, contravvenendo alle sanzioni delle Nazioni Unite, permettesse a Pyongyang di utilizzare i porti russi per il trasporto di carbone.«Abbiamo controllato due volte le prove. Abbiamo scoperto che le navi menzionate non sono entrate nei nostri porti, o se lo avessero fatto, allora stavano trasportando carichi che non avevano nulla a che fare con la Corea del Nord», ha detto Matzegora. 

Negli States, intanto prende sempre più piede l’idea dell’attacco preventivo, il cosiddetto “naso sanguinante”, idea portata avanti dal consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, H. R. McMaster.

A conferma di ciò starebbe anche la mancata nomina di un falco, come il diplomatico Victor Cha, esperto di questioni nordcoreane, ad ambasciatore a Seul, perché contrario all’idea del piano di attacco preventivo senza l’evacuazione dei cittadini Usa da Seul. 

Antonio Albanese