COREA DEL NORD. I missili di Pyongyang possono colpire gli USA

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Il recente test nucleare nordcoreano ha degli aspetti che meritano una riflessione ulteriore e a bocce ferme.  In tal senso una interessante riflessione è quella pubblicata dal South China Morning Post di Hong Kong.

Per il giornale cinese, siamo oramai troppo abituati a sentire parlare di possibili rischi nucleari nordcoreani da non stimarne pieno la portata era pericolosità. Pyongyang è riuscita a creare uno stato di immobilità strategica nei suoi avversari: Stati Uniti, Cina, Giappone, Russia e Corea del Sud. Pur avendo l’obiettivo comune di fermare Pyongyang, questi paesi non sono d’accordo su come smantellare il suo programma nucleare, e questo rende più facile per Pyongyang raggiungere i suoi obiettivi.

Nell’ultimo test missilistico alcuni aspetti lo hanno reso particolare tanto da poter essere considerato vero cambio di paradigma. Innanzitutto, il missile non solo è andato nello spazio, ma è riuscito a rientrare nell’atmosfera terrestre senza esplodere. Sono due aspetti di cui tenere conto per commentare il programma missilistico di Kim Jong-un: la curvatura della Terra rende difficile il lancio e il rientro, il minimo errore di calcolo può causare un fallimento. Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud hanno concordato che la Corea del Nord ha effettuato un rientro in orbita “regolare”. In altre parole, Pyongyang ha dimostrato una capacità di far sì che i suoi missili possano centrare i loro obiettivi.

Pyongyang ha raggiunto un nuovo livello di precisione: non solo può far inabissare i suoi missili nel Mare del Giappone, ma può ora colpire aree specifiche mirate prima del lancio. Durante il rientro, il missile è stato anche in grado di sopportare una temperatura di quasi 5.000 gradi senza surriscaldarsi o esplodere, un fatto trascurato da molti.

Questa resistenza al calore suggerisce che gli scienziati di Kim Jong-un hanno potuto creare un missile con un nucleo interno sufficientemente isolato per proteggere un dispositivo nucleare durante il volo. Si trattava del principale ostacolo  per il programma balistico nordcoreano prima di  miniaturizzare una testata nucleare e montarla su un missile.

Anche se ci vorranno circa tre anni per sviluppare ulteriormente la tecnologia Icbm in grado di far centrare aut missile il territorio Usa, il rientro perfettamente riuscito dell’ultimo missile è un passo importante verso quest’obiettivo. Questo lancio ha portato l’arma missilistica nordcoreana in una nuova era. Un dato che è stato compreso dami Jong un il quale, come riporta Kcna, «sostiene che il missile è ora “perfetto” e pronto per la diffusione di massa»; purtroppo non si tratta solo di vanteria o sbruffonaggine politica. Non deve sorprendere che il segretario di Stato Usa Rex Tillerson abbia dichiarato che il test è stato «disturbante e pericoloso».

Il fatto che i mercati azionari non siano ancora in grado di reagire al “cambiamento paradigmatico” nordcoreano ci mostra quanto il mondo sia diventato sordo alle “urla” missilistiche di Pyongyang che potrebbe decidere sempre di dimostrare effettivamente quanto le sue minacce e le sue capacità siano reali. In tal senso vanno letti i test nucleari, ben 5 e la percepita indifferenza alla ripresa dei colloqui sulla riunificazione coreana.

Ad ogni lancio, la Corea del Nord è più interessata a tenere il mondo in scasso che al dialogo con la Corea del Sud. Se la Corea del Nord avesse interesse a parlare con la Moon Jae-in, dovrebbe farlo ora che il nevo leader di Seul è al massimo della popolarità, ma una simile intenzione non trapela con Pyongyang che vuole spostare in avanti le lancette dell’orologio nucleare del Giorno del Giudizio. 

Antonio Albanese