COREA DEL NORD. Chi uccide il globo è Washington

334

Gli Stati Uniti d’America sono il più grande inquinatore del mondo. Su questo concetto si incentra un editoriale del Pyongyang Times, che dipinge la nuova politica ecologica di Washington come la principale causa dell’inquinamento terrestre.

«Atteggiandosi a “gendarme” e “giudice” del mondo, gli Stati Uniti hanno commesso ecocidi globali senza tener conto dell’andamento dei tempi. Nella prima metà del secolo scorso gli Stati Uniti hanno adottato l’economia del consumo di massa e della demolizione di massa per soddisfare la loro insaziabile avarizia, diventando il più grande emettitore di gas a effetto serra a livello mondiale. Dopo la scomparsa della Guerra fredda, hanno costretto molti paesi in via di sviluppo a copiare il proprio modello di sviluppo all’insegna della “globalizzazione”, causando distruzioni ambientali su scala mondiale. La sua quota di emissioni di carbonio è aumentata di oltre il 16 per cento tra il 1990 e il 2005 e ha rappresentato il 22,1 per cento delle emissioni totali del mondo nel 2004».

Dopo questa apertura ecologista, ecco però che ritornala tematica nucleare: «Ha eseguito più di 1000 test nucleari all’inizio degli anni ’90 (…) Nel 2014 un professore giapponese ha fatto una mappa del mare intorno a Bikini e Eniwetok, atolli delle isole Marshall, per mostrare il livello di inquinamento causato dai test nucleari condotti dagli Stati Uniti tra il 1954 e il 1956. Ha condotto oltre 20 serie di test nucleari per ridurre quelle acque in un’area contaminata dalla radioattività. L’anno scorso, il mondo è stato terrorizzato dalla divulgazione che gli americani avevano lasciato dietro un’enorme quantità di rifiuti radioattivi quando hanno chiuso la base di Camp Sentry vicino alla Groenlandia». Quindi per Pyongyang, lo sviluppo della sua arma nucleare è nulla, se paragonato a quello di Washington.

«Gli interventi militari statunitensi effettuati sotto il pretesto della “guerra al terrore” rappresentano una minaccia reale in grado di trasformare il globo terrestre in un deserto radioattivo. Durante la guerra irachena del 2003 ha usato 100-200 tonnellate di uranio impoverito. E nel 2015, ha sparato 5265 colpi di mortaio da 30 mm contenenti uranio impoverito che presumibilmente avrebbero colpito lo Stato islamico in Siria.

Ha utilizzato massicciamente armi biochimiche durante le guerre coreane e vietnamite negli anni ’50 e ’60, ed è ancor più incline alla guerra biochimica nel XXI secolo», prosegue il giornale che più avanti arriva ai fatti recenti dell’uscita statunitense dagli Accordi di Parigi: «Dopo aver persistentemente rifiutato di ratificare il protocollo di Kyoto del 1997 che obbliga i paesi sviluppati a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente nel 2001. E l’attuale amministrazione ha annullato le restrizioni volte a prevenire il riscaldamento globale e si è ritirata definitivamente dall’accordo di Parigi». Infine chiude l’editoriale Washington è mossa da un atteggiamento rapace noncurante delle condizioni degli altri popoli.

Antonio Albanese