COREA DEL NORD. Addio alla Zona Smilitarizzata?

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A circa 65 anni dalla fine delle ostilità, Corea del Nord e Corea del Sud sono ancora tecnicamente in guerra. Le due parti si incontreranno alla fine di aprile per discutere delle loro reciproche relazioni. Secondo il sudcoreano Munhwa Ilbo, si prevede che venga annunciata la fine delle ostilità militari; i negoziati potrebbero concentrarsi anche su uno dei simboli più duraturi del conflitto, il tratto di terra di 4 chilometri di larghezza che separa i due paesi noto come Zona smilitarizzata, Dmz. 

Secondo Munhwa Ilbo, nella dichiarazione congiunta del prossimo vertice si potrebbe indicare che le due Coree cercheranno di allentare la tensione militare, il che potrebbe comportare il ritorno della Dmz al suo “stato originale”. La striscia di terra di 250 chilometri è rimasta intatta, lasciando quella che la rivista National Geographic ha descritto come un paradiso per alcuni degli animali più a rischio in Asia, tra cui orsi neri, cervi muschiati, uccelli e piante rare. 

Al di qua e al di là della Dmz, ci sono ammassamenti di truppe e artiglieria. Il personale militare statunitense e sudcoreano pattuglia il lato sud della Dmz e i soldati nordcoreani sorvegliano il lato nord. La Corea del Nord ha impiegato decenni a nascondere centinaia di batterie d’artiglieria lungo la frontiera che potrebbero causare danni anche alla capitale della Corea del Sud, Seul, che ospita la metà dei 51 milioni di persone del paese. Seul si trova a circa 60 chilometri a sud della Dmz, nel raggio d’azione dell’artiglieria nordcoreana. 

Ma anche la Corea del Sud ha la propria artiglieria pronta all’uso. Entrambe le parti hanno montato altoparlanti giganti per far esplodere la propaganda e la contropropaganda. 

Se ritornasse allo “stato originale”, la zona probabilmente cesserebbe di esistere e la linea di demarcazione militare diventerebbe il confine internazionale. Le truppe sarebbero ritirate, insieme con l’artiglieria e altre armi e verrebbe creato un vero confine di stato regolato dalle norme internazionali. 

Antonio Albanese