COREA DEL NORD. A cosa punta Kim Jong un?

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Si può veramente credere ciecamente che la politica nordcoreana sia semplicemente irrazionale e sia diretta di un personaggio folle?

«Recentemente Trump su Twitter ha confessato che: “il piano degli Stati Uniti di far muovere la Cina per bloccare lo sviluppo nucleare della Corea del Nord è stato un fallimento”  (…) Dalla sua nascita, l’amministrazione Trump ha dichiarato apertamente la debolezza della sua politica verso la Corea del Nord (…) La Corea del Nord sta mettendo a nudo ogni mossa del “gruppo Trump” che sta (…) ricorrendo alla politica del bastone nucleare (…)

Qualsiasi atto sciocco degli Stati Uniti creerà conseguenze catastrofiche portando il disastro più orribile nella sua terraferma. Un errore di valutazione strategico che è destinato a portare a una rovina definitiva». Questo è un comunicato della Kcna uscito il 1° luglio che è nello standard oramai di continua minaccia verso Washington e Trump in una sorta di triste gara a chi spara minacce più grandi. Stiamo da tempo seguendo la guerra verbale dei due paesi e le sfide che quotidianamente si lanciano.

C’è dell’altro, però. 

Andando oltre gli slogan di una o dell’altra parte, l’azione politica di Kim Jong un si dimostra più tesa allo sviluppo economico della nazione che ad un confronto nucleare sic et simpliciter

Ci troviamo d’accordo con quanto scrisse poco tempo fa il prof. Andrei Lankov, docente di Sudi Coreani presso la Kookmin University di Seul.

«L’amministrazione di Kim Jong-un continua ad attuare riforme economiche, anche se, a differenza dei test missilistici e degli assassini d’oltremare, queste riforme raramente attirano l’attenzione dei media mondiali.

In sostanza, queste riforme sono sorprendentemente simili a quelle che la Cina ha fatto alla fine degli anni Settanta del Novecento. In Corea del Nord, l’economia dirigista di stile sovietico viene gradualmente smantellata, mentre l’economia di mercato e l’imprenditoria privata è sempre più accettata e incoraggiata». Si tratta di un fenomeno che abbiamo segnalato in più occasioni dalle nostre colonne per segnalare i cambiamenti in itinere nel “folle” paese nordcoreano.

Il sistema che assomigliava ai Kolkhoz e Sovkhoz sovietici, cioè aziende agricole statali, è state ampiamente sciolto negli ultimi anni e le aziende familiari sono diventate gradualmente le principali unità di produzione agricole del paese, come testimonia la fioritura dei mercati “privati” che abbiamo mostrato in più occasioni. I risultati sono prevedibili: un aumento significativo della produzione alimentare, secondo gli standard nordocreani.

Un simile sistema di riforme economiche interne, colpito dalle sanzioni Onu e unilaterali statunitensi ha per ora ufficialmente sortito il suo effetto, sì, ma sta rischiando di esacerbare la situazione che viaggia sul filo di un rasoio.  

D’accordo con Lankov, questi eventi dimostrano le tre dimensioni principali della politica di Kim Jong un: rafforzare la sua capacità di dissuadere un attacco straniero, eliminare eventuali rivali nell’élite del paese; accelerare le riforme economiche orientate al mercato.

Lo scopo di questa “politica una e trina” serve solo a mantenere Kim Jong un al potere per un periodo indefinito. 

La Corea del Nord è un paese socialmente molto povero: il divario pro capite tra Corea del Sud e del Nord è il più grande del mondo: si stima che il reddito pro capite della Corea del Sud sia almeno 15 volte più grande del Nord.

«Se il popolo nord-coreano apprendesse quanto il proprio paese sia indietro rispetto ai suoi vicini, probabilmente la colpa andrà alla famiglia Kim», afferma Lankov, pertanto, Kim Jong un ha capito che l’unico modo per avere una popolazione “docile e obbediente” è quello di avviare la crescita economica e l’unico modo per farlo è introdurre riforme in stile cinese, rivelatesi fruttuose nel paese, suo protettore.

In questo iter politico i rischi sono grandissimi: i tentativi di creare un potente deterrente missilistico nucleare potrebbero provocare uno attacco militare statunitense, sullo stile di quanto accaduto, mutatis mutandis, in Iraq e Libia, evenienze che sembrerebbero aver impressionato molto il leader nordcoreano; ampie riforme economiche potrebbero scatenare una serie di richieste sociali che potrebbero andare al di là del controllo del governo.

Tutto sommato, fino ad ora, le sue politiche stanno funzionando bene.

Antonio Albanese