Copti in fuga dal Sinai del Nord

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EGITTO-Sinai 05/07/2015. Copti in fuga dal Sinai del Nord. Nel governatorato del Sinai del Nord, le battaglie infuriano tra l’esercito egiziano e gruppi jihadisti, come Ansar al-Bayt Maqdis e il Movimento per l’Unità e la Jihad.

E Ora, come in altri governatorati, i copti vengono forzatamente sfollati. Si legge in un articolo di Al-Monitor. Fuggono dal 27 febbraio in modo particolare da el-Salam a el-Arish. Inizialmente sono fuggite 27 famiglie. E il numero è in crescita esponenziale. I fatti iniziano il 2 luglio 2013 dopo la dichiarazione delle forze armate egiziane a cui ha partecipato il patriarca della Chiesa ortodossa copta di Alessandria d’Egitto, papa Tawadros II. La dichiarazione metteva all’angolo l’ex presidente Mohammed Morsi. In risposta a ciò i gruppi jihadisti hanno bruciato la chiesa di San Giorgio a el-Arish. L’evento era legato anche alla rottura del sit-in fatto dai sostenitori Morsi il 14 Agosto 2013. Le forze armate intervenute hanno fatto arresti senza dichiarare i capi di accusa contro gli arrestati. Il primo omicidio di un copto in Sinai fu l’assassinio del segretario del vescovo Kosman (Cosma) del Sinai del Nord, il reverendo Mina Aboud, per mano di gruppi armati a el-Arish, dove è stato colpito a morte il 6 luglio 2013. Poi il 16 giugno 2014, Ansar al-Bayt Maqdis ha rapito quattro copti e successivamente li ha liberati in cambio di un riscatto. Che secondo le fonti locali è stato utilizzato per l’acquisto di armi per combattere contro l’esercito egiziano. Nel luglio 2013, l’organizzazione ha rapito il commerciante copto Magdi Lamhi e ha chiesto un ingente riscatto di 200.000 sterline egiziane (26.000 $) per la sua liberazione. La famiglia non ha potuto pagare e l’uomo è stato sgozzato. Ansar al-Bayt Maqdis da allora ha compiuto numerosi omicidi. A febbraio 2015, Nabil Mahrous è stato ammazzato nella sua casa di fronte alla sua famiglia. La polizia non è stata in grado di arrestare gli assassini o determinare la loro identità, ma la moglie Mahrous, ha detto che essi gridarono: «Ti uccidiamo, perché sei infedele», poi gli hanno sparato. Altri episodi registrati contro i Copti raccontati da testimoni oculari raccontano di case incendiate, assassini compiuti mentre i negozianti aprivano i negozi. Decine di famiglie copte hanno già lasciato Sinai del Nord. Le città di Sheikh Zuweid e Rafah sono diventate deserte, e solo poche famiglie copte sono rimaste a el-Arish. Molti vendono le case a basso prezzo e fuggono di notte perché temono i rapimenti.
Il 27 aprile 2015, Ansar Bayt al-Maqdis ha inviato minacce di morte contro i copti, per voce del suo leader: Abu Assem al-Masri. L’accusa verso i copti è che questi supportano il regime del presidente Abdel Fattah al-Sisi e non pagano tributo al Mujahedeen nello stato del Sinai.
La Chiesa ortodossa in Sinai del Nord ha negato che le famiglie se mestiamo andando dal Sinai del Nord. Il portavoce della diocesi di Sinai del Nord, il reverendo Gabriel Ibrahim, ha detto ad Al-Monitor che le famiglie copte hanno lasciato Sinai perché desiderano per i loro figli scuole migliori.