Riceviamo e pubblichiamo dal Consiglio per la comunità armena di Roma

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spett. redazione,

con riferimento al vostro articolo (ripreso da altra fonte) dello scorso 23 luglio, dal titolo “Stop alla persecuzione dei giornalisti in Armenia, a norma della Legge 416/1981,  con la presente chiediamo gentilmente la pubblicazione della seguente rettifica.

 Con riferimento all’articolo (ripreso da altra fonte) dello scorso 23 luglio, dal titolo “Stop alla persecuzione dei giornalisti in Armenia” ci corre obbligo sottolineare come il titolo dello stesso possa indurre in errore il lettore e fornire un quadro della libertà di stampa in Armenia diverso dalla realtà.

Non entriamo nello specifico della singola vicenda che ha visto coinvolto un giornalista che non ha voluto rivelare alle autorità inquirenti la propria fonte; è però evidente nella lettura dello stesso pezzo che la situazione è ben altra rispetto a quella che viene dipinta nel titolo.

Come si evince, si tratta del primo caso del genere in Armenia, Paese che la stessa organizzazione “Reporter Senza Frontiere” (con la cui sezione italiana, detto per inciso, da anni lavoriamo nell’organizzazione del “Premio Hrant Dink”) colloca al 78° posto nella classifica mondiale sulla libertà di informazione, ossia solo cinque scalini più in basso dell’Italia.

Ora, ci domandiamo, sarebbe credibile intitolare un pezzo “Stop alla persecuzione dei giornalisti in Italia” ?

Forse, nella stesura del titolo, la redazione pensava alla Turchia (149^ posizione) o all’Azerbaigian (162^ posizione su 180 stati): in questi casi il titolo del pezzo sarebbe stato sicuramente appropriato. Non per l’Armenia che nell’area ex Paesi CSI, per fortuna sua e dell’Europa, rimane un’isola (quasi) felice.

Vi invitiamo pertanto a modificare il titolo e a dar conto ai vostri lettori di quanto sopra.

Cordiali saluti

Consiglio per la comunità armena di Roma

 

Dalla Redazione di AGC COMMUNICATION: In riferimento alla richiesta di rettifica rispettiamo le norme vigenti e nel contempo sottolineamo con forza che qualunque giornalista, in qualunque parte del mondo, in carcerce per non aver rivelato le fonti che gli hanno permesso di portare alla luce un fatto è un perseguitato. Ogni giornalista in ogni parte del mondo deve essere libero di scrivere ed esprimere la propria opinione e preservare le fonti laddove queste ne facciano espressa richiesta. Questo non è solo un diritto ma un dovere di ogni gironalista.