Dazi antidumping: Cina-Ue round 2

47

CINA – Pechino 06/05/2014. Chi riteneva che Cina ed Unione europea avessero sotterrato l’ascia di guerra e raggiunto un accordo a lungo termine sul fronte del mercato del fotovoltaico deve necessariamente ricredersi.

Il Ministero del Commercio della Repubblica Popolare Cinese (MOFCOM), infatti, la scorsa settimana ha ufficializzato l’applicazione di tariffe antidumping e antisovvenzioni su tutte le importazioni di silicio policristallino comunitario per i prossimi due anni. Nello specifico le imposte, entrate in vigore dal primo maggio, saranno del 42% e riguarderanno in particolar modo società italiane, spagnole e tedesche, quali, solo per citarne alcune, Schmid Group, Joint Solar Silicon, MEMC Electronic Materials SpA, ma non colpiranno, secondo quanto si legge in una nota del Ministero cinese, la tedesca Wacker Chemie, divenuta ad oggi il più grande esportatore di silicio in Cina. La compagnia teutonica ha ottenuto un “trattamento di favore” poiché, secondo fonti anonime, lo scorso marzo avrebbe accettato di stipulare con il MOFCOM un accordo per garantire un prezzo minimo del silicio non eccessivamente concorrenziale per i produttori cinesi.
L’introduzione di dazi antidumping, da parte di Pechino, rappresenta, agli occhi dei meno attenti, una sorpresa, in virtù anche della Decisione della Commissione Europea, pubblicata il 3 agosto del 2013 sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, che formalmente accettava l’impegno offerto dalla Cina di non scendere sotto i 0,56 euro/W per i moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle relative componenti essenziali, celle e wafer e di non superare complessivamente i volumi massimi di esportazione di 7 GW/anno. Con la suddetta Decisione si sanciva nei fatti un accordo, valido fino alla fine del 2015, tra l’UE e il grande Paese asiatico, concernente, tra l’altro, circa 90 produttori e la Camera di commercio cinese per l’importazione e l’esportazione di macchinari e prodotti elettronici (CCME). In realtà, però, il Governo cinese, già nel luglio dello scorso anno aveva avviato un’indagine atta a valutare il danno subito dall’industria del solare per via delle importazioni di silicio dall’UE.
L’Unione europea non è stata la sola a subire gli effetti della una politica protezionistica attuata da Pechino al fine di tutelare il proprio comparto del solare. Proprio nel luglio del 2013, invero, il ministro del Commercio cinese Gao Hucheng ha ufficializzato l’istituzione di imposte antidumping sulle importazioni di silicio di grado solare da Stati Uniti e Corea del Sud. In particolare i produttori americani Hemlock Semiconducter, Memc e AE Polysilicon sono stati soggetti ad una tassazione, rispettivamente, del 53,3%, del 53,7% e del 57% , mentre le compagnie coreane sono state colpite da tariffe comprese tra il 2,4 ed il 48%.
È bene precisare, tuttavia, che anche la stessa Cina è stata ed è sottoposta a misure antidumping da parte di Stati, come India e Canada, i quali cercano di limitare quanto più possibile l’importazione di componenti e moduli fotovoltaici cinesi.