CINA. Tornare al lavoro al tempo del coronavirus

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L’attuale dilemma della Cina è solo uno: far tornare, o meno, la gente al lavoro? 

Dopo le lunghe vacanze del Capodanno lunare, esiste il timore che un movimento di massa di lavoratori in tutto il paese possa peggiorare la diffusione del coronavirus. Permettere alla forza lavoro di tornare al lavoro è stato fondamentale sia per sostenere la crescita economica sia per fornire sostegno alla lotta contro l’epidemia. La maggior parte delle piccole e medie imprese in Cina potrebbe durare solo un mese circa nella situazione attuale, dopo che il Consiglio di Stato ha emanato una direttiva per prolungare il periodo di vacanza fino allo scorso fine settimana come parte delle misure per contenere l’epidemia di virus, un certo numero di province e comuni – tra cui Pechino, Shanghai, Zhejiang e Guangdong – hanno rimandato il ritorno al lavoro a questo lunedì.

Questa prolungata sospensione delle operazioni commerciali avrà un impatto sull’economia del Paese, già gravata e messa in difficoltà dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti. Ma i numeri dei trasporti pubblici pubblicati il 6 febbraio hanno indicato che la gente potrebbe non avere fretta di tornare al lavoro, riporta Scmp.

La China Railway Corporation, ha detto che da sabato a martedì ci si aspetta che circa 2-3 milioni di passeggeri viaggino ogni giorno, solo un quarto circa del normale numero di picchi dopo la pausa del Capodanno lunare. Ci sono misure in atto per contribuire a contenere la diffusione del virus, con le vendite dei biglietti limitate a meno della metà del totale dei posti disponibili in modo che i passeggeri potessero essere seduti più lontano per abbassare il rischio di trasmissione. 

Anche i controlli della temperatura nelle stazioni saranno intensificati e saranno disponibili aree di quarantena, ha detto la Crc. Simili disposizioni erano state prese anche per i passeggeri che viaggiano in aereo: il numero dei voli in Cina era stato dimezzato nella scorsa settimana e soltanto il 45 per cento dei posti erano stati riempiti.

Parlando ad una riunione del Consiglio di Stato del 6 febbraio, il premier cinese Li Keqiang ha sottolineato che l’obiettivo di Pechino era di effettuare una ripresa “ordinata” della produzione: «Dobbiamo fornire un migliore sostegno per combattere e controllare l’epidemia, salvaguardando al contempo il normale ordine dell’economia e della società», ha detto Li ad un gruppo che sta guidando la ricerca e la lotta contro l’epidemia a Pechino. 

Il governo cinese, il partito quindi, sta procedendo con cautela, cercando di minimizzare ulteriori shock per l’economia. Ha annunciato che dalla prossima settimana dimezzerà le tariffe aggiuntive imposte sui prodotti americani per 75 miliardi di dollari alla fine dell’anno scorso, indicando che sta attuando l’accordo commerciale di fase uno concordato con gli Stati Uniti nonostante l’epidemia di coronavirus.

Secondo il ministero delle Finanze cinese, il 14 febbraio Pechino, infatti, ridurrà le tariffe “di rappresaglia” portandole dal 10% al 5% e una tariffa del 5% al 2,5%.

Lucia Giannini