CINA. Smartphone nuova droga del Millennio per il Partito

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Dalla metropolitana di Pechino alla Bakerloo Line di Londra, si possono vedere gruppi di fanatici dei social media incollati ai loro smartphone. Costantemente alla ricerca della loro prossima “dose”, questi drogati di banalità sembrano ignari del mondo che li circonda. Ma in Cina, la gioia di avere uno sballo connesso può essere rapidamente sostituita dal senso di colpa: «L’84,9% delle persone in un sondaggio ha dichiarato che la loro ossessione per gli smartphone ha fatto sì che passassero meno tempo a comunicare con le loro famiglie e il 78,9% ha dichiarato di sentirsi in colpa per averlo fatto», riporta il China Youth Daily.

Questo sentimento sembrava essere ancora più forte tra le persone sulla trentina – la generazione degli anni ’80 – dato che il 91,4% di loro si lamentava dell’abitudine di snobbare qualcuno a favore di un telefono cellulare, riportava il sondaggio dell’anno scorso, ripreso da Asia Times. L’ascesa della cultura degli smartphone nella seconda economia mondiale è stata forte nell’ultimo decennio: la Cina oggi è il più grande mercato del pianeta.

Più del 25% delle vendite mondiali di smartphone provengono dal Celeste Impero: «Circa 713 milioni di persone in Cina hanno usato uno smartphone nel 2018», riporta il giornale e il dato sarebbe ancora in aumento. Naturalmente, questo appetito per i social media e lo shopping su internet ha fatto crescere le fortune dei produttori di smartphone cresciuti in casa, come i quattro grandi di Huawei, Oppo, Xiaomi e Vivo.

«Il mercato degli smartphone in Cina è migliorato in modo sequenziale nel terzo trimestre del 2019, con spedizioni che hanno raggiunto 97,8 milioni rispetto ai 97,6 milioni del secondo trimestre (…) Huawei ha esteso la sua leadership di mercato spedendo 41,5 milioni di smartphone per raggiungere una quota di mercato record del 42%, con una crescita annua del 66%», riporta la società di ricerca internazionale Canalys.

Ma mentre le vendite continuano a salire in Cina, gli effetti collaterali hanno scatenato un acceso dibattito nei media.

Il Renmin Ribao, organo ufficiale del partito comunista, ha messo in guardia i lettori dai pericoli della vita, e persino del sonno, con i loro smartphone: «I social media, le foto, i pagamenti, la navigazione… Il flusso continuo di informazioni è come un’esca che viene sparsa intorno a un pesce che lo rende troppo occupato per concentrarsi su una sola cosa (…) La gente diceva che più usava il telefono cellulare, più si sentiva sola. Sta a tutti noi decidere se alienare i nostri amici e familiari o trasferire la nostra passione dai telefoni alle persone che ci circondano». Il partito però usa smartphone e propaganda social per la sua politica di affidabilità sociale, vero guinzaglio per la società civile e le sue libertà. 

Lucia Giannini