CINA. Si fanno sentire sullo Yuan gli effetti della guerra commerciale

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L’economia cinese ha subìto gli effetti della guerra commerciale con gli Stati Uniti, mostrando un ampio rallentamento economico a livello nazionale, con il calo dell’attività manifatturiera e la fissazione dello yuan a un nuovo minimo decennale rispetto al dollaro. 

Il settore manifatturiero cinese si è a malapena espanso in ottobre, quando la domanda interna ed esterna è diminuita, secondo i dati resi pubblici il 31ottobre. L’indice ufficiale degli acquisti, riporta The Guardian, è sceso a 50,2 in ottobre, il più basso dal luglio 2016 e in calo rispetto al 50,8 di settembre; una cifra inferiore a 50 rappresenta una contrazione. I nuovi ordini di esportazione, un indicatore dell’attività futura, si sono contratti per il quinto mese consecutivo ed a un ritmo più veloce da almeno un anno, riporta il giornale britannico.

Le cifre suggeriscono un ulteriore rallentamento della seconda economia mondiale e potrebbero sollecitare un maggiore sostegno politico da parte di Pechino, oltre a quanto previsto da una serie di recenti iniziative come l’immissione di decine di miliardi di dollari nel sistema finanziario e altre misure per sostenere le imprese locali.

Le cifre dell’indice degli acquisti confermano, quindi, un ampio declino dell’attività economica; le condizioni per il settore privato sono molto peggiori rispetto a quanto suggerito dai dati principali; la priorità del governo è di evitare una crisi finanziaria, adesso.

In un ulteriore segno di tensioni nell’economia, la banca centrale ha fissato lo yuan a un tasso più basso, 6,9646 sul dollaro rispetto allo 6,9574 precedente. La People’s Bank of China permette allo yuan di spostare il 2% su entrambi i lati della correzione e si è spostata leggermente più in basso nel trading successivo il 31 ottobre. La mossa aumenterà le tensioni con l’Amministrazione Trump, che accusa la Cina di manipolazione valutaria dopo che lo yuan è sceso di valore e ha reso le esportazioni più competitive. Il tasso si sta avvicinando sempre più alla quotazione di 7 yuan.

Un calo dello yuan renderà le esportazioni del paese più economiche e possibilmente compenserà l’impatto delle tariffe americane, ma accelererà anche la fuga di capitali e eserciterà una pressione al ribasso sui prezzi dei beni in Cina. Inoltre, il China Daily riportava, il 31 ottobre, che permettere al tasso di cambio di fluttuare più liberamente potrebbe essere una «scelta saggia per la Cina, sullo sfondo di conflitti commerciali e rischi economici negativi».

Graziella Giangiulio