CINA. Se le amministrazioni locali trattano male le imprese straniere, Pechino le punisce  

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La Cina ha pubblicato i governi locali che hanno “trattato male” le imprese straniere; Pechino così vuole corteggiare gli investimenti minacciati dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti. Il National Audit Office ha detto nel suo rapporto trimestrale di aver trovato 45 autorità locali che hanno commesso violazioni relative alla riscossione di tasse non autorizzate e ritardi nella concessione di licenze commerciali, riporta Scmp.

Il governo provinciale di Hunan, ad esempio, ha continuato a richiedere le spese di servizio alle imprese straniere anche dopo la loro rimozione ufficiale da parte del governo centrale nel marzo 2016, raccogliendo 4,77 milioni di yuan da 46 aziende straniere a partire dalla fine del 2018.

Le autorità locali delle province ricche di carbone dello Shanxi, Hunan e delle regioni autonome della Mongolia Interna e di Ningxia non sono riuscite a completare la registrazione delle imprese straniere entro i tre giorni lavorativi richiesti, violando la legge.

L’audit trimestrale è un’ampia revisione per verificare se i governi locali stiano attuando le regole e le politiche di Pechino riguardanti la riduzione della povertà, il controllo dell’inquinamento, la gestione del rischio finanziario, la riduzione dei costi aziendali e il miglioramento dell’ambiente imprenditoriale. È raro che l’ufficio di revisione contabile di Pechino faccia nomi dei governi locali per aver maltrattato gli investitori stranieri. Gli investimenti stranieri sono elencati dal governo cinese come una delle sei principali priorità economiche, dato che la seconda economia mondiale sta gradualmente perdendo la sua attrattiva a causa dell’aumento dei costi e di uno stato sempre più pervasivo.

La guerra commerciale con gli Stati Uniti ha in parte accelerato lo spostamento delle industrie dalla Cina, e Pechino sta ora cercando di convincere il mondo che la Cina accoglie e valorizza ancora gli investitori stranieri. 

La Cina ha approvato la sua nuova legge sugli investimenti esteri nel tentativo di respingere le proteste degli Stati Uniti e dell’Europa sulle pratiche commerciali sleali. Gli investimenti diretti esteri in Cina sono aumentati del 3 per cento a 21,7 miliardi di dollari nei primi due mesi del 2019, secondo il Ministero del Commercio cinese. Allo stesso tempo, il numero di imprese di nuova registrazione con finanziamenti stranieri è sceso del 26,4 per cento a 6.509 in gennaio e febbraio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Secondo l’ultimo Doing Business della Banca Mondiale alla fine del 2018, la Cina è salita di 32 posti arrivando al 46° posto.

Maddalena Ingroia