CINA. Sciami di droni all’attacco nelle guerre future

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La Cina ha recentemente condotto un test che ha coinvolto uno sciame di droni suicidi, dispiegate da una serie di lanciatori modello Katyusha montati su un veicolo tattico leggero e da elicotteri. Questo sottolinea come la minaccia dello sciame di droni, in generale, stia diventando sempre più reale e presenterà sfide sempre più gravi per le forze militari di tutto il mondo nei conflitti futuri. L’utilizzo di droni suicidi, inoltre, si sta vedendo nel recente conflitto tra Armenia e Azerbaijan.

La China Academy of Electronics and Information Technology, Caeit, secondo quanto riporta The Drive, ha effettuato il test a settembre. Caeit fa parte della statale China Electronics Technology Group Corporation, Cetc, che ha effettuato un esperimento di sciame di droni da record nel giugno 2017, coinvolgendo quasi 120 piccoli velivoli ad ala fissa senza pilota. Quattro mesi dopo, Caeit ha condotto il proprio più grande esperimento con 200 droni ad ala fissa. Le aziende cinesi hanno anche mostrato sciami di droni utilizzando droni di tipo quad-copter in manifestazioni del settore.

Le riprese video mostrano che i velivoli senza pilota sono molto simili nella forma e nella funzione ai modelli più recenti del CH-901 della China Poly Defense. Il lanciatore da terra a 48 tubi, che è montato su una versione modificata del veicolo tattico leggero Dongfeng Mengshi, è simile per alcuni aspetti ai lanciatori a più tubi montati su rimorchio che l’Ufficio di Ricerca Navale della Marina degli Stati Uniti ha usato per lanciare i droni suicidi della Raytheon, Coyote. Questi lanciatori a forma di scatola potrebbero anche essere installati sulle navi, oltre che dispiegati in posizione statica a terra.

Il video CAEIT mostra fino a 11 dei droni che volano in formazione come sciame, così come un individuo che dirige i propri movimenti usando un touch screen su un dispositivo simile a un tablet. SI vedono anche le viste delle telecamere elettro-ottiche sui droni che osservano le aree a terra e poi si azzerano sui finti bersagli. Non è chiaro se questi droni abbiano qualche tipo di telecamera a bassa luminosità o a infrarossi che permetta loro di operare di notte.

Tutto ciò sembra sottolineare che il Pla si sta avvicinando ad avere capacità operativa nel gestire sciami di droni. Uno sciame che può essere dispiegato da più piattaforme, in superficie e in aria, potenzialmente in avvicinamento ad un’area bersaglio da più direzioni, darebbe al sistema completo un’immensa flessibilità e resilienza.

Dagli sciami è difficile difendersi e una delle loro applicazioni più ovvie è quella di accecare, confondere e sopraffare le difese aeree nemiche. Unica difesa valida, è quella di mettere in campo altri droni che vadano a capire gli sciami. La guerra sta cambiando faccia sotto i nostri occhi.

Antonio Albanese