CINA. Rallenta la crescita del manifatturiero, colpa delle sanzioni di Trump

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L’economia cinese sta iniziando a incrinarsi. La crescita del settore manifatturiero del paese si è arrestata per la prima volta in più di due anni nel mese di novembre, riporta il South China Morning Post.

I dati diffusi dall’Ufficio Nazionale di Statistica cinese hanno mostrato che la crescita dei nuovi ordinativi ha rallentato, facendo così pressione su Pechino in vista dei colloqui commerciali tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il capo di stato cinese Xi Jinping al vertice del Gruppo dei 20 a Buenos Aires: «Nel mese di ottobre (…), il totale delle vendite al dettaglio di beni di consumo ha raggiunto 3.553,4 miliardi di yuan, aumento annuo del 8,6 per cento, 0,6 punti percentuali in meno rispetto al mese scorso. Analizzati per aree diverse, le vendite al dettaglio nelle aree urbane hanno raggiunto i 3.060,1 miliardi di yuan, in crescita dell’8,4 per cento, e le vendite al dettaglio nelle zone rurali hanno raggiunto i 493,4 miliardi di yuan, in crescita del 9,7 per cento. Raggruppati per modelli di consumo, il reddito della ristorazione è stato di 400,6 miliardi di yuan, in crescita del 8,8 per cento, e le vendite al dettaglio di beni sono stati 3.152,8 miliardi di yuan, in crescita del 8,5 per cento. Da gennaio a ottobre, il totale delle vendite al dettaglio di beni di consumo è aumentato del 9,2% su base annua».

L’indice ufficiale degli acquisti compilato dalla Nbs è sceso a 50 questo mese, mancando le aspettative del mercato e scendendo dal 50,2 registrato ad ottobre; si tratta dei dati più deboli degli ultimi 28 mesi. Infatti, la soglia dei 50 punti è considerata territorio neutrale, il che non indica alcuna espansione dell’attività o contrazione su base mensile.

Nella dichiarazione che accompagna gli ultimi dati, la Nbs ha confermato che le esportazioni e le importazioni cinesi hanno dovuto affrontare una crescente pressione al ribasso dovuta agli attriti commerciali. Anche se venisse trovato un accordo in Argentina, i dati indicano un continuo indebolimento della seconda economia mondiale.

Graziella Giangiulio