CINA. Propaganda e pandemia: Pechino rafforza il soft power

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Mentre l’attenzione e le restrizioni interne per contenere l’epidemia di Covid19 si vanno allentando, i media statali di Pechino hanno spostato l’attenzione sul recente sforzo della Cina di dispiegare medici e risorse nelle aree più colpite dal virus, in particolare Italia e Iran, etichettandosi come leader globale nella lotta contro il virus.

La Cina ha, infatti, inviato un carico di attrezzature mediche, tra cui maschere, ventilatori e altri dispositivi di protezione personale, nei paesi più colpiti in Europa, Medio Oriente e altrove, riporta al Jazeera.

La televisione di Stato cinese, Cctv, trasmette continuamente video di medici cinesi che arrivano a Bergamo nel nord Italia e nella capitale dell’Iran, Teheran. L’emittente Cgtn, ramo internazionale di Cctv, e Global Times, tabloid statale che pubblica in lingua inglese, sono due dei tanti media statali che stanno esaltando la “generosità” e la “leadership” della Cina durante la pandemia.

I commenti positivi dei leader internazionali, che plaudono al sostegno e alla leadership della Cina, come il presidente serbo Aleksandar Vucic, e i funzionari del Venezuela e delle Filippine, hanno avuto un ruolo di primo piano anche nella copertura mediatica statale.

Nel frattempo, i social media delle istituzioni mediatiche sostenute sempre dal governo di Pechino sono in prima linea nella spinta propagandistica, anche su Twitter e Facebook, entrambi vietati in Cina. Così facendo, Pechino cerca di spostare l’attenzione nazionale e internazionale dalla rabbia repressa del Paese verso il governo centrale per un primo insabbiamento dell’epidemia che, secondo molti, ha spianato la strada alla rapida diffusione del virus. 

Con molta probabilità, ciò che ha scatenato la macchina propagandistica in Cina è il deterioramento dei rapporti tra Pechino e Washington, bloccati nella guerra commerciale e tariffaria di molto tempo.

La scorsa settimana, le tensioni sono aumentate dopo che la Cina ha espulso più di una dozzina di giornalisti americani che lavorano per il Wall Street Journal, il New York Times e il Washington Post, una rappresaglia alla definizione degli Stati Uniti dei media statali cinesi come parti dell’establishment e non organismi indipendenti.

Il 25 marzo, il segretario di Stato americano ha accusato la Cina di aver fornito «dati truccati sul coronavirus» ed espresso la sua frustrazione per la difficoltà di ottenere da Pechino le informazioni necessarie per sviluppare i vaccini.

«Tutte le nazioni del G7 sono profondamente consapevoli della campagna di disinformazione che la Cina sta conducendo sull’epidemia di coronavirus», ha detto il segretario di Stato americano durante una videoconferenza dei ministri degli Esteri del G7, durante la quale si sono impegnati a continuare la cooperazione nella lotta contro il coronavirus.

Tommaso dal Passo