CINA. PMC cinesi a difesa della Nuova Via della Seta

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Cresce la presenza di Pmc cinesi coinvolte nei progetti della Belt and Road Initiative. Nel 2013 le imprese registrate erano 4.000, con oltre 4,3 milioni di dipendenti. Nel 2017, il numero è salito a 5.000, con personale impiegato attorno ai cinque milioni.

Secondo Asia Times, molti di questi operatori sono veterani dell’Esercito di liberazione del popolo, che sono stati reclutati da società di sicurezza strettamente legate ai progetti della Nuova Via della Seta: «Come i loro omologhi occidentali, la maggior parte degli sportelli unici cinesi impiegano ex soldati o ex agenti di polizia, un fatto che sfuma il confine tra le forze di sicurezza cinesi e la sicurezza privata», si legge in uno studio del Mercator Institute for China Studies, Merics, importante think tank tedesco e dell’Istituto internazionale per gli studi strategici del Regno Unito, intitolato China Security Project: «Pechino mantiene l’Esercito di Liberazione Popolare e i gruppi paramilitari come la Polizia Armata Popolare sotto lo stretto ed esclusivo controllo del Partito Comunista Cinese. Tuttavia, dopo la legalizzazione delle Csp nel settembre 2009, si è sviluppato un settore della sicurezza privata interna in forte espansione» ha aggiunto.

Al centro di questa espansione c’è stata la grandiosa Belt and Road Initiative del Presidente Xi Jinping, una rete infrastrutturale che collegherà la Cina con 68 paesi e 4,4 miliardi di persone in Asia, Africa, Medio Oriente ed Europa: «In seguito alla costruzione di infrastrutture e progetti di investimento lungo la Bri, anche le società di sicurezza private cinesi stanno diventando sempre più globali – per proteggere i beni cinesi e il crescente numero di cittadini cinesi che vivono e lavorano nei paesi lungo la Bri, in regioni a volte instabili (…) Almeno 20 forniscono servizi internazionali, impiegando 3.200 addetti alla sicurezza, in paesi come l’Iraq, il Sudan e il Pakistan».

La maggior parte di questi gruppi opera in una “zona grigia” tra leggi cinesi, internazionali e del paese ospitante, gli operatori, comunque, sono ufficialmente esclusi dall’ordinamento giuridico cinese. Per aziende come il Chinese Overseas Security Group o il Cosg, ciò significa organizzare la formazione di personale locale, concentrandosi sulla logistica e sulla pianificazione.

Cosg opera in Pakistan, Turchia, Mozambico, Cambogia, Malesia e Thailandia.

Fino al 2016, la Cina disponeva di circa 3.200 operatori di sicurezza che proteggevano il personale di 16.000 aziende operanti all’estero, come evidenziato dai dati del Centro di ricerca per la sicurezza e la difesa all’estero di Pechino. L’espansione di società di sicurezza cinesi indipendenti lungo i principali assi stradali e della Belt and Road pone seri interrogativi in materia di responsabilità, nuova sfida per il settore e per Pechino.

Antonio Albanese