CINA. Pechino trascinata nelle crisi del Corno d’Africa

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La crisi del Golfo si è estesa al Corno d’Africa, alimentando i conflitti regionali che potrebbero mettere a repentaglio massicci investimenti cinesi nella parte del mondo che ospita la prima base militare oltremare della Repubblica Popolare Cinese.

La crisi nel Corno dAfrica si è approfondita a dicembre, quando il Sudan ha concesso alla Turchia il diritto di costruire una base nella città portuale di Suakin e di costruire un bacino navale per mantenere navi civili e militari sulla sua costa del Mar Rosso. Il Corno d’Africa è vitale per il flusso di petrolio e le esportazioni cinesi, riporta Scmp; Pechino avendo compreso l’importanza geopolitica della regione, ne ha fatto il punto focale delle prime operazioni militari straniere.

Inizialmente la Cina è entrata a far parte di una forza navale internazionale antipirateria e, più recentemente, ha creato la sua prima base militare d’oltremare a Gibuti. L’accordo turco-sudanese ha un valore di 650 milioni di dollari, e consente alla Turchia di avere una presenza militare nel Mar Rosso per contribuire alla lotta al terrorismo; questa presenza rischia di esacerbare i conflitti e di risucchiare la Cina in una miriade di diversi scontri. L’Africa non è solo un campo di battaglia nel Golfo, ma anche teatro della rivalità tra Arabia Saudita e Iran, combattuta principalmente sul continente in paesi come Nigeria, Senegal, Camerun e Mauritania.

Sia l’Arabia Saudita che gli Emirati Arabi Uniti sono preoccupati per l’espansione militare turca a causa delle sue strette relazioni con l’Iran e del sostegno al Qatar. La Turchia ha una base militare in Qatar dove intende espandere la sua presenza portandola a 3.000 soldati. La Turchia ha inoltre un centro di formazione in Somalia e sta discutendo la creazione di una base a Gibuti. Facendo riferimento ad un legame tra l’Arabia Saudita e la presenza turca in Sudan, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha detto in una visita a Khartoum a dicembre 2017 che l’antico porto di Suakin avrebbe stimolato il turismo e sarebbe servito come punto di transito per i pellegrini in viaggio verso la città santa del regno della Mecca. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, che hanno basi a Berbera, nella repubblica separatista del Somaliland, e in Eritrea, temono che l’accordo permetterà alla Turchia, di inviare truppe vicino a Jeddah.

La preoccupazione per l’accordo turco-sudanese colpisce anche Il Cairo. L’Egitto sospetta che l’accordo alimenterà un conflitto di confine con il Sudan sulla regione di Halayeeb. Il Sudan ha recentemente accusato l’Egitto di dispiegare truppe sul lato sudanese del confine e di inviare aerei da guerra per sorvolare la zona costiera. L’Egitto è poi più preoccupato per le crescenti tensioni con il Sudan e l’Etiopia per la diga sul Nilo che l’Etiopia sta costruendo. 

Il Corno d’Africa è al centro di una partita a scacchi tra avversari mediorientali e africani; un gioco in cui la Cina dovrà inevitabilmente intervenire nonostante rischi proprio per la sua presenza a Gibuti e per gli interessi economici africani.

Graziella Giangiulio