CINA. Pechino secreta i dati sull’uso del carbone e ne consuma sempre di più

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La pubblicazione dei dati giornalieri sul consumo di carbone delle principali compagnie elettriche cinesi, ampiamente utilizzati dagli economisti per valutare la produzione industriale e l’attività economica in senso lato, è stata sospesa dopo che i fornitori di energia elettrica hanno smesso di riportare i loro dati.

La decisione, riporta Scmp, di non pubblicare più i dati di cinque grandi gruppi di produzione di energia elettrica, che forniscono informazioni da 56 centrali elettriche a carbone, è stata presa a causa delle ricerche fatti su questi dati per comprendere la velocità della ripresa economica cinese dopo il coronavirus.

Rispetto agli indicatori economici ufficiali, i dati giornalieri sulla quantità di carbone bruciato nelle centrali termoelettriche offrono una lettura più aggiornata sull’attività economica cinese. Il porto di Qinhuangdao, uno dei principali centri di commercio del carbone nella Cina settentrionale, ha smesso di fornire aggiornamenti quotidiani sul consumo di carbone e sull’inventario all’inizio di questo mese dopo che Huaneng, Huadian, Datang, Shanghai Electric Power e Guangdong Energy Group hanno smesso di condividere i dati.

Le centrali elettriche a carbone avrebbero dovuto essere gradualmente eliminate in una Cina più sensibile dal punto di vista ambientale, riporta Asia Times.

Negli ultimi anni, l’amministrazione cinese ha proclamato in più occasioni il suo rispetto per l’ambiente; ma i fatti smentiscono sempre più questa narrariva.

A giugno 2020, l’Amministrazione nazionale cinese per l’energia, Nea, ha dichiarato che quest’anno il Paese prevede di aumentare la produzione interna di petrolio dell’1% a 3,85 milioni di barili al giorno.

Anche se la Cina chiede ufficialmente di ridurre la sua dipendenza dal carbone, i suoi modelli di consumo statistici raccontano una storia diversa: secondo la China Coal Transport & Distribution Association, il carbone utilizzato dalle centrali elettriche costiere di cinque importanti utility cinesi ha raggiunto le 488.800 tonnellate nell’ultima settimana di marzo, più del doppio rispetto al minimo storico del 10 febbraio.

Anche se l’aumento del carbone in Cina è stato in parte una risposta ad un picco della domanda di energia elettrica, dato che le fabbriche sono ripartite dopo la fine delle misure di blocco a metà marzo, le importazioni di carbone in aprile sono aumentate del 35%, raggiungendo i 34,42 milioni di tonnellate rispetto all’anno precedente.

Questa domanda, che a maggio è leggermente diminuita, è prevista in aumento per il resto dell’anno nelle centrali elettriche e tra gli utenti industriali, man mano che l’economia si rimette in moto.

La Cina prevede di aggiungere strutture di stoccaggio del carbone in tutte le sue centrali elettriche nel 2020 per garantire scorte pari o superiori ai 15 giorni di fornitura normale per le centrali elettriche a carbone. Nonostante la retorica verde, il consumo di carbone della Cina nel 2019 è aumentato dell’1% rispetto all’anno precedente, trainato da una maggiore domanda di energia.

Questo ha segnato il terzo aumento annuale consecutivo del consumo di carbone. Il governo sta anche permettendo una maggiore produzione interna di carbone, con ben 141 milioni di tonnellate di carbone da gennaio a giugno del 2019, con un aumento del 2,6% su base annua, secondo i dati del governo. Nel 2018 sono stati approvati solo 25 milioni di tonnellate di produzione nazionale.

Nel frattempo a Pechino, nonostante il lockdown, l’aria è sempre più inquinata.

Luigi Medici