CINA. Pechino riparte dagli investimenti esteri

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La Cina si appresta a votare una nuova legge sugli investimenti stranieri,  volta a modificare le condizioni di concorrenza per gli investitori stranieri. La norma è attesa da tempo. I membri della comunità di affari straniera sostengono che la nuova legge nasce in risposta alla guerra commerciale con gli Stati Uniti.

Mentre gli analisti cinesi dicono che riflette il desiderio della Cina di migliorare la sua economia e il sistema giuridico. I massimi legislatori cinesi voteranno la prossima settimana una nuova legge che, secondo i suoi sostenitori, creerà condizioni di parità per gli investitori stranieri, mentre Pechino cerca di respingere i reclami di Washington e Bruxelles sulle pratiche commerciali sleali.

Ancora una volta dunque la guerra commerciale Cina-Stati Uniti corre sul filo di lana. 

L’ultima bozza della legge sugli investimenti stranieri è stata presentata al Congresso nazionale del popolo per essere discussa venerdì scorso nella capitale cinese e i suoi progressi saranno seguiti attentamente dagli investitori in patria e all’estero.

Wang Chen, vicepresidente del Comitato permanente dell’NPC, ha dichiarato che la legislazione «promuoverà gli investimenti esteri, proteggerà i diritti e gli interessi legittimi degli investitori stranieri nella nuova era» e «favorirà un ambiente di mercato in cui il capitale nazionale ed estero competono su un piano di parità». «Con questa nuova legge e i rispettivi regolamenti e norme specifiche di supporto, miglioreremo il sistema giuridico per promuovere, proteggere e regolare l’attività di investimento estero e rendere il nostro lavoro di investimento estero più basato sulla legge», ha detto Wang.

I più grandi partner commerciali della Cina, gli Stati Uniti e l’Unione europea, hanno ripetutamente lamentato lo scarso accesso al mercato, la concorrenza sleale, il trasferimento tecnologico forzato e la debole protezione della proprietà intellettuale nella seconda economia più grande del mondo.

Il progetto si basa su due tornate di consultazioni pubbliche ed è stato leggermente modificato per chiarire il processo di reclamo, comprese le misure che gli operatori stranieri possono adottare per richiedere revisioni amministrative e contenzioso.  Se approvata, la legislazione sostituirebbe altre tre leggi che disciplinano gli investimenti stranieri – la legge sulle joint venture azionarie cinese-estere, la legge sulle imprese interamente di proprietà straniera e la legge sulle joint venture contrattuali cinese-estere.

La comunità internazionale per ora ha accolto tiepidamente la normativa perché sembra non cogliere uno dei punti cardine chiesti dall’estero, anzi, l’articolo 22 vieta esplicitamente alle agenzie amministrative e al loro personale di ricorrere a mezzi amministrativi per forzare il trasferimento di tecnologia.

Più possibilisti sugli effetti della norma, sono gli analisti cinesi. 

Graziella Giangiulio