CINA. Pechino non vuole svalutare lo Yuan

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La Cina non ha intenzione di svalutare la sua moneta, il yuan, per aumentare la propria competitività, lo ha dichiarato l’Amministrazione statale dello scambio estero. L’ente cinese ha comunicato in un servizio  pubblicato sulla rivista Qui Shi, ripreso poi anche dal South China Morning Post, che non c’è altra necessità di svalutare la propria moneta; il yuan è sceso del 6,5 per cento contro il dollaro americano l’anno scorso, la sua maggiore caduta annuale dal 1994. Ma, da allora, ha riacquistato il suo vigore finanaziario, in crescita del 2,4 per cento contro il dollaro nella prima metà di quest’anno.

Di fronte a una speculazione al ribasso del yuan, Pechino si è mossa rapidamente per spezzare la tendenza della speculazione valutaria, rafforzare  le aspettative di un ulteriore rapido ammortamento e salvaguardarne le riserve. I dati della scorsa settimana hanno mostrato che le riserve valutarie cinesi sono salite a 3,06 miliardi di dollari a giugno. È stata la prima volta che le riserve si sono alzate per cinque mesi consecutive a partire da giugno 2014. A livello politico, va ricordato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rinunciato a una delle sue promesse della campagna elettorale: etichettare la Cina come manipolatore di valuta. Secondo la legge statunitense, definire un paese manipolatore di valuta può indurre ad un’inchiesta e alla messa in discussione dei negoziati sulle tariffe e sul commercio.

Nonostante la forza dello yuan, la bilancia commerciale cinese è rimasta attiva da marzo 2017, indicando che la domanda estera per i beni cinesi rimane positiva. Le esportazioni cinesi lo scorso maggio sono aumentate dell’8,7 per cento rispetto all’anno precedente, mentre le importazioni sono aumentate del 14,8 per cento, stando ai dati ufficiali dell’Amministrazione generale delle dogane di Pechino. Questo fatto ha lasciato il paese con un surplus commerciale di 40,81 miliardi di dollari nel solo mese di maggio.

L’avanzo commerciale della Cina con gli Stati Uniti è stato di 22 miliardi di dollari a maggio, in crescita rispetto ai 21,34 miliardi di dollari registrati ad aprile 2017, secondo i dati dell’ufficio doganale della Cina.

Graziella Giangiulio