CINA. Pechino militarizza anche la Guardia Costiera

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L’Esercito popolare di liberazione cinese, che lo scorso anno ha inglobato la polizia armata popolare, forte di 1,5 milioni di uomini, subirà un nuovo aumento di organico con la proposta di assorbimento della Guardia Costiera.

Secondo quanto riportato da Xinhua, dal mese prossimo, gli oltre 16.000 uomini e le 135 navi delle forze di polizia marittima cinesi saranno a disposizione del Pla e poste sotto il suo comando e controllo, la Commissione militare centrale, dopo il trasferimento del comando dall’Amministrazione oceanica dello Stato. Si ritiene che la guardia costiera sarà integrata nella marina Pla come ramo ausiliario con una gerarchia simile a quella in cui si trova la guardia costiera statunitense che opera sotto il comando del Pentagono come servizio del dipartimento della Marina in caso di guerra.

Nome ufficiale della Guardia Costiera e le sue insegne saranno conservate, così come i suoi compiti non militari tra cui la lotta contro le attività criminali marittime, di ricerca e salvataggio, la protezione delle risorse marittime, la gestione della pesca e i pattugliamenti anti-contrabbando. Il Giornale del popolo ha anche rivelato che le navi della guardia costiera sarebbero state armate con cannoni più potenti invece dei cannoni ad acqua, e gli equipaggi a bordo di queste navi pattuglia sarebbero stati autorizzati a portare armi da fuoco.

Attualmente le principali navi della guardia costiera mezzi dismessi dalla marina e riallocate a fini di pattugliamento e di autodifesa; alcune hanno elicotteri di bordo. La mossa rientra nella volontà di Pechino di riunire tutte le forze di polizia ad ordinamento militare, diverse dalle forze di polizia provinciali e comunali, per semplificare le operazioni. La militarizzazione della guardia costiera potrebbe creare ulteriori malcontenti nei paesi vicini visto illuso utilizzo sugli atolli contesi nei Mari della Cina orientale e meridionale.

Le future attività della nuova guardia costiera del Pla in acque contese rischiano di inasprire i conflitti, mentre altre nazioni potrebbero interpretare questi pattugliamenti come una “invasione” della loro sovranità e potrebbero aumentare la risposta di conseguenza e mobilitare le proprie forze armate per intercettare le navi cinesi, riporta Scmp.

Luigi Medici