CINA. Pechino ha varato il piano anti Trump

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Dalle parole ai fatti. Pechino passa all’attacco contro il protezionismo americano. E il tre agosto ha fatto sapere che imporrà tariffe addizionali sui prodotti di importazione statunitense.  L’ammontare dell’operazione è di circa 60 miliardi di dollari e tra i beni inseriti nel plano vi è il gas naturale liquefatto (GNL), il settore dei trasporti aerei.

Venerdì, il ministero delle finanze cinese ha dichiarato che Pechino imporrà tariffe che varieranno dal 5 al 25% su 5.207 merci importate dagli Stati Uniti. Il ministero del commercio cinese ha affermato in una dichiarazione separata che la data di attuazione dei prelievi dipende dal comportamento di Washington. «Gli Stati Uniti hanno ripetutamente aggredito gli interessi di imprese e dei consumatori» ha affermato il ministero in una nota stampa.

«La Cina deve prendere le necessarie contromisure per difendere la sua dignità e gli interessi della sua gente, il libero commercio e il sistema multilaterale». L’amministrazione Trump ha detto il tre agosto che il presidente ha pianificato di proporre una tariffa del 25% su 200 miliardi di dollari di beni cinesi importati, inizialmente aveva detto che i dazi non avrebbero superato il 10% mentre cercava di spingere Pechino a fare concessioni commerciali.

Un alto consigliere del presidente Trump ha minimizzato le nuove tariffe proposte, dicendo che non sono così austere come la Casa Bianca vuol far sembrare, avvertendo la Cina di non mettere alla prova la determinazione di Trump. «È meglio non sottovalutare il presidente», ha dichiarato Larry Kudlow, direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca, in un’intervista su Fox Business Network.

Washington ha imposto dazi del 25% su 34 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina dall’inizio di luglio.

Pechino, da parte sua, ha annunciato che i suoi dazi doganali hanno avuto effetto su 34 miliardi di dollari di beni statunitensi che includevano semi di soia e veicoli elettrici. La Cina ha avvertito gli Stati Uniti che non ha altra scelta che prendere “contromisure necessarie” contro Washington.

In mezzo al commercio con gli Stati Uniti, i dati raccolti da Bloomberg hanno mostrato che la Cina ha perso la sua posizione come secondo mercato azionario mondiale, restituendo il posto al Giappone dopo quattro anni.

A peggiorare la situazione il fatto che Pechino e Washington non hanno avuto colloqui commerciali formali dall’inizio di giugno. Due diplomatici di alto livello si sono incontrati a margine di un summit regionale a Singapore. Dopo l’incontro con il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, il Consigliere di Stato e ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha espresso la volontà del suo paese di risolvere le divergenze con gli Stati Uniti «sulla base di un piano di parità e di rispetto reciproco».

Pompeo, secondo quanto dichiarato dai funzionari cinesi è stato accomodante e ha detto che «non vuole che gli attuali attriti continuino».

Graziella Giangiulio