CINA. Nuovo giro di vite sugli Uiguri

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Le autorità cinesi della regione del Xinjiang nord-occidentale hanno cominciato a perquisire le case di gran parte musulmani uiguri alla ricerca di “oggetti illegali”, tra cui materiale religioso e abbigliamento, dopo la scadenza del termine della consegna di beni di contrabbando

Ai primi di marzo, le autorità cinesi di Hetian della contea di Pishan avevano emesso un ordine che intimava agli uiguri locali di  consegnare oggetti non autorizzati come pubblicazioni religiose, calendari e utensili con il logo della stella islamica e della Mezzaluna, nonché  abbigliamento religioso, come ad esempio il burka, fertilizzante avanzato e altri.

Il termine della consegna scadeva il 1 aprile, pena l’arresto. Il 15 marzo, era stato lanciato l’ultimatum: le merci avrebbero dovuto essere portate ai comitati di quartiere locali o alle stazioni di polizia, in cambio di un compenso. «Se ce li portano, noi semplicemente li prendiamo e registriamo le voci (…) Devono portare tutti gli elementi elencati come illegali. Riceveranno una compensazione pari al valore dei loro prodotti, anche se non possiamo garantire che saranno dati dei soldi a tutti» ha detto una fonte a Rfa.

Nei giorni scorsi, il personale di sicurezza ha condotto, però, perquisizioni e interrogatori nelle case uiguri alla scadenza del termine. Fonti della sicurezza locale di Guma, riporta Rfa, hanno detto che i residenti non sarebbero stati ritenuti responsabili se avessero consegnato gli oggetti in occasione di perquisizioni domiciliari, nonostante il termine fosse scaduto. Chi non adempisse neanche a quest’obbligo viene arrestato. Simili misure derivano da un attentato compiuto il 15 febbraio da tre uiguri a Guma che ha ucciso cinque persone e ne ha ferite altre cinque.

Se vengono trovati dei libri presenti nella lista di 156 “pubblicazioni giuridiche” approvati dalle autorità, tutto procede per il meglio, altrimenti scatta il sequestro e altre misure cautelari.

Finora i sequestri hanno riguardato libri pubblicati negli Ottanta e Novanta, con parole “non più consentite” come Turkestan, senza informazioni sul copyright e venduti nelle strade. I residenti di Heitan lamentano le misure che hanno reso loro la vita difficile perché gli uiguri devono anche presentarsi alle autorità locali dei villaggi ogni due o tre giorni.

Maddalena Ingroia