CINA. Nuovi scenari per l’elettronica cinese dopo le tariffe di Trump

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Per decenni, la Cina è stata l’impianto di assemblaggio ad alta tecnologia del mondo, ma la guerra commerciale con gli Stati Uniti potrebbe mettere fuori mercato molti produttori o costringerli ad avviare attività altrove. Qualunque società americana o giapponese avesse sviluppato un nuovo dispositivo all’avanguardia, i componenti chiave sarebbero stati spediti agli assemblatori in Cina e il prodotto finito sarebbe stato inviato ai consumatori di tutto il mondo dalla Cina.

La posizione della Cina nella catena è rimasta in gran parte la stessa nei decenni successivi, diventando il luogo principale per assemblare elettronica sempre più complessa, grazie al pool di manodopera qualificata del paese, infrastrutture di prima classe e un bacino molto grande di fornitori, riporta Scmp.

Le nuove tariffe imposte dall’Amministrazione Trump potrebbero far spostare gli ordini di determinati marchi globali verso assemblatori di altri paesi. I produttori cinesi che contano su clienti americani potrebbero essere costretti ad aprire attività fuori dalla Cina per rimanere nella catena di produzione, un cambiamento che avrebbe avuto ripercussioni enormi per la Cina. Gran parte della base economica cinese è costruita su un sistema di “produttori di apparecchiature originali”, Oem, una rete di fornitori a basso costo e altamente flessibile per i settori che vanno dai giocattoli e tessili agli smartphone.

I prodotti Oem sono progettati principalmente da clienti negli Stati Uniti e nell’Unione europea e venduti con l’etichetta del cliente. Gli assemblatori di prodotti elettronici sono i più grandi attori nel sistema cinese Oem: stiamo parlando di nove dei primi dieci esportatori del paese nel 2017. Nel 2017, secondo il ministero del Commercio cinese, i nove hanno spedito negli Stati Uniti, nel complesso, oltre 256 miliardi di dollari di elettronica, circa la metà delle importazioni statunitensi dalla Cina dell’anno. In confronto, nel 2017, mobili, giocattoli e tessili hanno rappresentato meno del 20 per cento delle esportazioni cinesi negli Stati Uniti.

E l’elettronica è proprio la vittima principale della guerra tariffaria tra Washington e Pechino che potrebbe, in teoria, reagire alle sanzioni statunitensi limitando le esportazioni di prodotti elettronici verso gli Stati Uniti, che hanno abbandonato gran parte di questa produzione decenni fa. 

Di fatto, il sistema di assemblaggio e produzione cinese è insostituibile nel mercato dell’elettronica di consumo statunitense. In una guerra commerciale se per gli americani sanzioni reciproche e chiusure si tramuterebbero in televisori, telefoni cellulari e dispositivi intelligenti più costosi, per i cinesi significherebbe chiusure e licenziamenti massicci delle fabbriche. Per molti, un’opzione per evitare simili scenari, tipici di un conflitto commerciale, è quella di trasferirsi in paesi come il Vietnam e la Cambogia, come  hanno già fatto molti produttori di calzature, tessili, indumenti e giocattoli cinesi.

In uno scenario di guerra commerciale, la Cina manterrebbe il suo vantaggio produttivo per almeno altri cinque anni, ma l’attuale incertezza nelle relazioni Usa-Cina è oggi la preoccupazione maggiore per molti fornitori cinesi. Per la Cina, stando le così le cose, la strada da percorrere è chiara: investire nell’innovazione industriale ad alta tecnologia per andare oltre l’assemblaggio.

Antonio Albanese