CINA. Non scateniamo i mastini della guerra cyber

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Il rafforzamento delle capacità informatiche è una parte importante della modernizzazione militare della Cina. Lo ha annunciato il governo di Pechino il 1 marzo, avvertendo che Internet non deve diventare «un nuovo campo di battaglia», riporta Reuters.

La Cina, che ha il maggior numero di utenti di Internet, ha da tempo chiesto una maggiore cooperazione tra le nazioni per governare Internet, pur ribadendo la necessità di rispettare «la sovranità del cyber».

Ma Pechino, che opera più sofisticato meccanismo di censura online al mondo, il Golden Shield Project, conosciuto come il “Great Firewall”, ha anche segnalato che vuole correggere “squilibri” presenti nel cyberspazio.

«La costruzione di capacità nazionali di difesa del cyberspazio è una parte importante della modernizzazione militare della Cina», hanno detto in un documento il ministero degli Esteri e l’amministrazione per il cyberspazio della Cina, ente regolatore di Internet: il documento è la strategia per la cooperazione globale online, pubblicato sul sito del ministero.

La Cina svilupperà il ruolo dei militari nella «tutela degli interessi e della sovranità, della sicurezza nazionale e dello sviluppo del cyberspazio (…) affretterà la costruzione di una sua capacità Cyberspace», si legge nella strategia, in cui invita anche i paesi a fare sì che «il cyberspazio non diventi un nuovo campo di battaglia».

I paesi non dovrebbero impegnarsi in attività internet che danneggiano la sicurezza della nazioni, interferendo nei loro affari interni, e «non dovrebbero impegnarsi nell’avere l’egemonia del cyber».

Gli Stati Uniti, infatti, hanno accusato il governo e le forze armate della Cina degli attacchi informatici contro i sistemi informatici del governo degli Stati Uniti. Pechino nega le accuse e dice di essere stata anche lei vittima di hacking.

Nonostante l’influenza della Cina nella tecnologia globale è cresciuta, il partito comunista guidato dal presidente Xi Jinping sta cercando di controllare e censurare il flusso di informazioni on-line.

Il “Great Firewall” opera su molti servizi di social media, come Twitter, Facebook, YouTube, Instagram, Snapchat e Google, insieme a molti siti di gruppi per i diritti umani e alcune agenzie dei media stranieri.

Pechino ha inoltre adottato una legge per la sicurezza informatica controversa, l’anno scorso, instituendo controlli per la sicurezza e la stabilità.

Maddalena Ingroia