CINA. Nella trade war, Pechino scommette sul mercato del lavoro     

42

Il premier cinese Li Keqiang ha promesso di mobilitare tutte le risorse per creare posti di lavoro e stabilizzare il mercato del lavoro, mentre la guerra commerciale tra Cina e Usa minaccia di far crollare l’economia.

Presiedendo una conferenza nazionale sull’occupazione a Pechino, Li ha chiesto che i quadri a tutti i livelli facciano della creazione di posti di lavoro la loro massima priorità.

Il primo Ministro cinese, riporta Scmp, ha detto che la priorità dovrebbe essere data ai neolaureati, al personale militare smobilitato e ai lavoratori migranti, che hanno tutti affrontato le sfide del mercato del lavoro. Si tratta di un concetto già espresso nel 2017 dallo stesso Li. «Sostenere l’occupazione e l’imprenditorialità, soprattutto per i laureati, è un’importante garanzia per raggiungere uno sviluppo sostenibile e sano dell’economia, migliorando i mezzi di sussistenza della gente, oltre ad assicurare la stabilità sociale», ha detto il premier ripreso da Xinhua. 

Queste direttive fanno seguito alla denuncia sulla crescita della disoccupazione fatta da Li al Congresso nazionale del popolo a marzo: la Cina ha 15 milioni di persone in cerca di lavoro che dovrebbero entrare nel mercato. Pechino mira a creare 13 milioni di nuovi posti di lavoro quest’anno, questione chiave per la leadership, perché interessa direttamente la sua legittimità a governare perché dà alla gente la speranza di avere una vita migliore e la possibilità d’investire per i più ricchi. Se nel 2018 hanno chiuso 6 milioni di fabbriche creando un certo grado di disoccupazione, continuano a nascere anche 13000 nuove fabbriche ogni giorno creando 5 milioni di nuovi produttori.

Concentrandosi sui gruppi vulnerabili Pechino ha maggiori probabilità di attenuare le forze destabilizzanti nella società costituiti dai gruppi a basso reddito. Oltre a stabilizzare il mercato del lavoro, Pechino si prepara a sostenere altri settori come il mercato finanziario e le piccole e medie imprese a resistere alla tempesta commerciale tagliando le tasse, offrendo prestiti a basso costo e fornendo sconti fiscali per gli esportatori, continuando a corteggiare investimenti stranieri, in particolare nel settore hi-tech.

Graziella Giangiulio