CINA. Monaci tibetani a scuola di partito 

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Pechino ha chiesto ai cittadini che si dicono religiosi, e ai loro leader, di adorare il partito prima di tutto, e poi i loro rispettivi dei, nel tentativo di rendere le diverse fedi secondarie rispetto ai principi del partito. Il quotidiano People’s Daily riporta che i monaci e le monache buddiste della Regione Autonoma del Tibet hanno completato una formazione di tre giorni a Lhasa sulle politiche di Pechino in materia di religioni e socialismo con caratteristiche cinesi per «rafforzare le loro convinzioni politiche». A questi buddisti viene chiesto di essere “affidabili” in politica per assumere una posizione chiara e ferma e di svolgere un ruolo attivo «nei momenti critici», senza specificare quali.

«I templi buddisti giocano un ruolo chiave nella stabilità del Tibet (…) e tali programmi educativi sono un canale vitale per propagare le politiche di Pechino tra monaci e monache (…) Avere i buddisti che predicano le politiche tra i loro fedeli è più efficace che attraverso conferenze di terze parti o quadri di partito». Il Tibet Daily, giornale ufficiale del governo della regione autonoma, riporta che più di 20.000 quadri del partito sono stati inviati in 7.000 templi per predicare lo spirito del XIX Congresso del partito tra i buddisti dall’ottobre 2017.

Xinhua aggiunge poi che le principali associazioni religiose della Cina hanno ricevuto l’ordine di organizzare seminari in tutta la contea per rendere i loro seguaci più in sintonia con lo spirito della costituzione cinese, rivista recentemente. Le ultime modifiche comprendono una clausola che stabilisce che il governo del Partito comunista cinese è il «fondamento politico innato e soggiacente» della nazione. È stato, inoltre, abolito il limite di due mandati per il presidente e il vicepresidente.

Da marzo 2018, esperti religiosi e legali, professori di scuole del partito, polizia e giudici sono stati invitati a simposi e conferenze presso templi buddisti per tenere discorsi sulla costituzione recentemente modificata. Circa il 95% dei quasi 25.000 religiosi in Tibet ha superato una prova attitudinale sulla costituzione, riportava Tibet Daily. Il test ha contribuito a plasmare l’idea che «le leggi nazionali sono al di sopra delle regole religiose».

Gli affari religiosi della Cina devono anche affrontare la sfida dell’arabizzazione e le istanze separatiste per cui, riporta stavolta Asia Times, la promozione della costituzione deve essere effettuata in concerto con gli sforzi locali per combattere i separatisti e l’estremismo.

Antonio Albanese