CINA. L’Università propone di riaprire i campi di lavoro. Il partito frena

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Un professore dell’Università di Pechino ha creato agitazione nel mondo accademico dichiarando di voler ristabilire centri di istruzione politica nelle aree rurali della Cina, come i campi che esistevano dagli anni Sessanta fino alla Rivoluzione Culturale, destinati alla rimodellazione ideologica dei giovani istruiti e provenienti dalla città. Dopo che Mao decretò che la rieducazione era un dovere per i laureati e i diplomati delle scuole superiori e che doveva essere fatta da membri del proletariato, in particolare, i contadini cinesi. 

Come riporta Asia Times, Yu Hongjun, professore di finanza e microeconomia presso la Guanghua School of Management dell’università di Pechino, ha detto che «per risolvere il problema dell’occupazione degli studenti universitari, i giovani urbani istruiti dovrebbero essere inviati in campagna o nelle zone rurali» per la rieducazione. Yu è anche vice segretario del comitato di partito dell’Università.

Il professore ha lanciato la sua proposta  per la prima volta nel 2009, quando ha affermato propagandisticamente che  «avviare la campagna nel nuovo periodo» potrebbe non solo alleviare la pressione occupazionale, ma anche consentire ai giovani delle città, che di solito sono viziati, di conoscere meglio il loro paese.

Gli ha fatto eco Deng Xiaomang, professore presso la Central China University of Science and Technology di Wuhan: «I giovani che sperimentano la vita rurale possono arricchirsi. Lo considero anche un “corso obbligatorio”, che non deve essere effettuato su base volontaria», ha detto Deng. Sotto Mao, decine di milioni di laureati e liceali avevano l’obbligo di trascorrere i loro primi anni ad arare campi di grano o portare il bestiame al pascolo nella campagna cinese; erano gli zhiqing.

L’attuale segretario generale del Partito comunista Xi Jinping era uno di loro, dopo aver lavorato per sette anni a Liangjiahe, villaggio povero della provincia centrale dello Shaanxi, si è iscritto al dipartimento di chimica dell’Università di Tsinghua nel 1975. Molti sono diventati esperti in agricoltura o studi rurali, eppure il consenso anche tra i quadri del partito di oggi è che l’editto di Mao ha portato a un enorme spreco di giovani talenti. I laureati sono stati privati di istruzione terziaria o opportunità di lavoro.

In totale, circa 17 milioni di giovani sono stati inviati nelle zone rurali e il ricordo di quegli anni negli zhiqing oggi adulti è ancora così vivido che non c’è da stupirsi nel vedere il forte contraccolpo alle osservazioni di Yu, tanto che il Global Times ha osservato che la ripresa di tali campi è semplicemente «incompatibile con i tempi».

Antonio Albanese