CINA. Le sanzioni di Pechino su Pyongyang valgono 1,5 miliardi di dollari

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Le sanzioni cinesi costano alla Corea del Nord 1,5 miliardi di dollari, ma non limiteranno le ambizioni nucleari di Kim.

Il bando imposto dalla Cina su ferro, carbone e frutti di mare nordcoreani dovrebbe colpire duro l’economia di Pyongyang, stando ai dati doganali cinesi.

Secondo i dati riportati dal South China Morning Post, la Corea del Nord ha esportato in Cina lo scorso anno circa 1,5 miliardi di dollari proprio in carbone, minerale di ferro, minerale di piombo e frutti di mare, ovvero il 60 per cento delle esportazioni totali, principale fonte di riserve in valuta estera.

Nella prima metà del 2017, le esportazioni verso la Cina di materie prime ammontano a 474,6 milioni di dollari, pari al 53,5 per cento delle esportazioni totali.

Tra le merci esportate, il carbone genera i maggiori ricavi per Pyongyang. Nel 2016, le esportazioni di carbone hanno generato ricavi per 1,2 miliardi di dollari, molto più di quelli creati dai minerali di ferro e dall’esportazione di frutti di mare, che hanno accumulato rispettivamente di 74,5 e 192,4 milioni di dollari.

L’ultimo bando di Pechino, annunciato la scorsa settimana, ha esteso le restrizioni esistenti sulle importazioni di carbone nordcoreane per tutto il prossimo anno; le sanzioni rimarranno operative finché la Corea del Nord continuerà con i suoi programmi nucleare e missilistico.

Secondo Seul, inoltre, la spesa nucleare della Corea del Nord oscilla tra 1,1 e 3,2 miliardi di dollari in generale; Washington crede che il regime di Kim abbia fino a 60 armi nucleari. Se la Corea del Nord effettivamente ne avesse circa 60, i costi di ciascuna testata oscillerebbero tra i 18 e i 53 milioni di dollari, secondo Cnbc.

L’ultimo embargo di Pechino sulle esportazioni nordcoreane è arrivato dopo che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato nuove sanzioni contro Pyongyang il 6 agosto, in risposta ai due test balistici nordcoreani di luglio. Il divieto avrebbe danneggiato, per l’Onu, la capacità di Pyongyang di generare il profitto che sostiene i suoi programmi militari.

Anche se il divieto cinese eserciterà pressione su Pyongyang, gli esperti cinesi, prosegue il quotidiano di Hong Kong, dubitano che avrà un impatto significativo sulle ambizioni nucleari della Corea del Nord. Anzi, l’ultimo divieto permetterebbe a Kim di far sentire la minaccia dalla comunità internazionale e quindi lo spingerebbe a affrettare i programmi nucleari, l’unico mezzo che deve garantire per la sopravvivenza del suo regime.

Graziella Giangiulio