CINA. Le Chip Wars con Washington sono aperte. Ecco le prime mosse

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A differenza delle sanzioni su Huawei, quelle contro la Semiconductor Manufacturing International Corporation, Smic, hanno un peso diverso per la Cina. Dalle auto che si guidano da sole all’intelligenza artificiale, il futuro della Cina dipende dal successo di Smic e della sua industria nazionale dei chip. Sanzionando la Smic, Washington ha attaccato direttamente la Cina aprendo le Chip Wars. La guerra per i chip, però, non sarà solo tra gli Stati Uniti e la Cina: tra le molte implicazioni, una è che altre nazioni saranno trascinate in questa “guerra” tecnologica.

Affinché la Cina si procuri i chip, può rivolgersi a una qualsiasi delle tre nazioni: Corea del Sud, Giappone e Israele. Questi paesi rappresentano l’unica vera via d’accesso della Cina alla tecnologia e alle apparecchiature critiche per i chip, soprattutto perché l’Europa si è allineata alla politica estera degli Stati Uniti. Per questo quindi occorre vedere quali posizioni prederanno gli alleati di Washington.

Pechino sta investendo miliardi di dollari in questi paesi da anni e quindi ci potrebbe essere una fornitura indiretta di tecnologia chip da parte delle università israeliane alla Cina; oppure aziende come Samsung e Sony potrebbero utilizzare nazioni terze, come l’Arabia Saudita o l’Italia, per vendere chip alla Cina.

Inoltre, alcune regioni del mondo, dominate dall’influenza cinese, potrebbero diventare “off limits” per le imprese occidentali. Questo metterà a repentaglio i modelli di business di molte aziende, che sono costrette ad operare per la prima volta lungo linee di faglia geopolitiche. Inoltre occorre vedere la posizione della Cina, riporta Asia Times. A differenza di quanto avviene per TikTok o WeChat, l’obiettivo di Smic è un cambiamento permanente nelle relazioni Usa-Cina.

Adottando misure contro il più grande produttore di chip cinese, gli Stati Uniti hanno imposto delle reazioni a Pechino che deve scollegarsi dalla tecnologia e dagli ecosistemi statunitensi il più velocemente possibile. La Cina sa che per diventare una superpotenza globale, le sue aziende e la sua economia non possono operare sotto assedio.

Se a lungo termine, la Cina accelererà il suo disaccoppiamento tecnologico; nel breve potrebbe limitare le esportazioni di terre rare; oppure per procurarsi i chip, la Cina potrebbe prendere di mira le filiali di Intel, Ibm, Amd o Nvidia, facendole sue al 100%. I governi degli Stati Uniti e dell’Europa potrebbero avere poco potere al di là di forti discorsi diplomatici.

Ciò significa che, nella geopolitica della tecnologia, le decisioni che le aziende tecnologiche prendono sono importanti quanto le decisioni dei governi. Fino ad ora, la guerra tecnologica è stata in gran parte unilaterale: gli Stati Uniti hanno colpito le imprese cinesi. Ma dopo il caso Smic, ora le cose sono cambiate. Il tempo della diplomazia è finito.

Graziella Giangiulio