CINA. La guerra (verbale) tra Pechino e S&P

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Tra S&P Global Ratings e il governo cinese è guerra aperta, a parole, sullo stato dell’economia cinese, appena un mese prima del congresso di partito in cui il Presidente Xi Jinping consoliderà il suo potere. 

S&P ha abbassato il rating del credito sovrano della Cina da AA-minus ad A-plus, la prima volta dal 1999, dicendo che la mossa rifletteva l’aumento dei rischi economici e finanziari in Cina dopo «un lungo periodo di forte crescita del credito», riporta Scmp.

Il governo cinese è contrario alla valutazione di S&P: il ministero delle Finanze ha detto, in un comunicato, che il declassamento è una «decisione sbagliata», poiché l’agenzia di rating non è al corrente dei punti fondamentali economici e sani della Cina. L’oggetto del contendere è la risposta alla domanda se la crescita del credito debba essere una preoccupazione per la seconda economia mondiale e se Pechino possa disinnescare la bomba del debito senza causare gravi ricadute economiche. Il governo cinese sta cercando di delineare un quadro roseo dell’economia dopo il periodo nero tra il 2015 e il 2016.

Nel 2017, Pechino ha iniziato a guadagnare nuovamente fiducia nella crescita, con decine di banche d’investimento che hanno aumentato le loro previsioni per l’economia cinese.

Nel primo semestre la crescita dei tassi di cambio ha registrato un forte valore pari al 6,9 per cento, mentre le riserve valutarie sono aumentate nel mese di agosto per il settimo mese di fila. La Banca centrale nel frattempo ha deliberatamente incoraggiato e volutamente deprezzato lo yuan dopo che la moneta cinese ha guadagnato quasi il 7 per cento contro il dollaro Usa.

La settimana scorsa, il premier Li Keqiang aveva assicurato ai capi di sei organizzazioni internazionali, tra cui Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, che l’economia cinese era migliorata e la sua situazione debitoria era sotto controllo.

Quindi, la decisione di S&P di tagliare il rating della Cina, ha lasciato perplesso il ministero delle Finanze cinese.

«L’attenzione di S&P sulla crescita del credito e del debito è in gran parte una vecchia storia», ha detto il ministero. «È un peccato che le agenzie di rating internazionali abbiano frainteso l’economia cinese con le loro vecchie mentalità e le esperienze acquisite dalle economie sviluppate», afferma il ministero, utilizzando parole simili a quelle usate quando Moody’s declassò il rating sovrano della Cina.

Il mercato azionario cinese, il tasso di cambio dello yuan e dei prezzi delle obbligazioni sono stati indifferenti all’abbassamento di S&P.

Graziella Giangiulio