CINA. Il commercio scricchiola 

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I dati commerciali cinesi relativi al mese di febbraio segnalano una situazione in peggioramento. Il mese scorso, le esportazioni in dollari sono crollate del 20,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre le importazioni sono scese del 5,2%, dati ufficiali diffusi dall’Amministrazione generale delle dogane l’8 marzo, anche la bilancia commerciale si è drasticamente ridotta a 4,12 miliardi di dollari rispetto ai 39,16 miliardi di dollari di gennaio. 

Un altro dato chiave ha mostrato che l’avanzo commerciale politicamente sensibile con gli Stati Uniti è sceso bruscamente a 14,72 miliardi di dollari dai 27,3 miliardi di dollari del mese precedente. Mentre a prima vista i numeri assomigliavano a un naufragio di un treno, gli analisti hanno avvertito che i dati sono stati distorti dalla settimana di Capodanno Lunare, iniziata all’inizio di febbraio.

Anche così, la profondità del rallentamento ha illustrato gli effetti della guerra commerciale con gli Stati Uniti e il raffreddamento dell’ambiente economico nelle 28 nazioni che compongono l’Unione Europea.

Se guardato insieme, i dati di gennaio e febbraio hanno registrato un calo inferiore al 5% rispetto all’anno scorso. Le notizie secondo cui Pechino e Washington si stanno muovendo verso un accordo darebbero certamente un ulteriore impulso allo sviluppo del settore manifatturiero cinese in affanno.

Ma una generale recessione globale non farà altro che aumentare i venti contrari che colpiscono l’economia cinese anche alla luce del pessimistico aggiornamento dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico all’inizio della settimana.

Sarebbe alle porte, secondo Asia Times, un crollo imminente delle esportazioni cinesi, nonostante le forti cifre dello scorso anno. La fiducia del settore manifatturiero è calata negli ultimi tre mesi, mentre la spesa dei consumatori è stata lenta.

I dati negativi registrati forniscono ulteriori prove che la domanda globale si sta raffreddando e rimane coerente con la contenuta domanda interna. Una diminuzione nelle tariffe americane darebbe una leggera spinta alle esportazioni, che comunque non  sarebbe abbastanza per compensare i le tendenze contrarie provenienti dall’esterno.

Lucia Giannini