CINA. I tre rinoceronti grigi di Pechino

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Le prospettive economiche della Cina sembrano rosee in superficie visto che il paese ha riportato un tasso di crescita del 6,9 per cento “più forte del previsto” nella prima metà del 2017.

Un editoriale del Rénmín Rìbào, il Giornale del Popolo, metteva in guardia sugli imprevedibili “cigni neri” e sui prevedibili “rinoceronti grigi”. «Dobbiamo impedire sia i cigni neri che i rinoceronti grigi (…) Non possiamo ridurre o ignorare piccoli segni di qualsiasi tipo di rischio», riportava l’editoriale.

L’espressione “rinoceronte grigio” è stata coniata da Michele Wucker, autore del libro The Gray Rhino: How to Recognize and Act on the Obvious Dangers We Ignore. L’espressione si riferisce a pericoli grandi e trascurati, come la crisi finanziaria del 2008, preceduta da alcuni segni di allarme precoce. Un rinoceronte grigio è prevedibile rispetto ad un “cigno nero” inaspettato, altra popolare similitudine usata per classificare i rischi imprevedibili coniata da Nassim Nicholas Taleb nel 2007.

«Il fatto che i cinesi responsabili politici del Partito Comunista stiano abbandonando le citazioni da Karl Marx, Lenin e Mao Zedong per adottare le frasi di autori di bestseller occidentali mostra che Pechino sta cercando di recuperare il ritardo o addirittura portare sue narrazioni sul mercato (…) La versione cinese del libro di Wucker è stata pubblicata a febbraio 2017», commentava il South China Morning Post.

Questi rischi che potrebbero sconfiggere la crescita della Cina se non adeguatamente affrontati, i tre grandi “rinoceronti grigi” sono:

1. La montagna del Debito

Dalla crisi finanziaria del 2008, riporta Scmp, il governo cinese ha ricorso a credito a buon mercato per stimolare la crescita. Tutto ciò è avvenuto ad un costo: il debito complessivo del paese è salito dal 156 per cento del suo Pil nel 2008 al 268 per cento del 2016; circa il doppio del livello medio delle economie emergenti, secondo la Bank for International Settlements.

La maggior parte del debito è sostenuta dalle imprese statali e dai governi locali cinesi per progetti che non genereranno abbastanza ritorni per rimborsare i prestiti. Di conseguenza, circa il 60 per cento del nuovo credito emesso nel 2017 verrà utilizzato per rimborsare vecchi debiti.

Se prima del 2008, un dollaro di investimenti nell’economia generava 80 centesimi di Pil della Cina, oggi un dollaro dei nuovi prestiti produce solo circa 25 centesimi del suo Pil.

Quest’onere del debito è destinato a trascinare la crescita.

2. Prosciugamento dell’offerta di denaro

Oggi molte più persone stanno cercando di fare soldi fuori dalla Cina, piuttosto che tentare di farlo dentro di essa. Nonostante i draconiani controlli sui capitali per limitare i flussi di uscita, le riserve di cambio della Cina non dovrebbero aumentare significativamente in futuro, prosciugando una grande fonte di denaro per il paese.

Le amministrazioni finanziarie di Pechino hanno cominciato a rendere più difficili le attività fuori bilancio e l’indebitamento interbancario, una mossa che dovrebbe ridurre la capacità delle piccole banche di prestare.

3. Mancanza di regole di diritto

Terzo rinoceronte è la mancanza di indipendenza giudiziaria, fondamentale per proteggere le transazioni finanziarie.

L’assenza di un sistema giudiziario e di mezzi di comunicazione indipendenti significa che la crescita della Cina manca di controlli e di equilibri.

Graziella Giangiulio