CINA. Graduale chiusura per i lager del Xinjiang. Quando?

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Il presidente del governo dello Xinjiang, Shohrat Zakir, ha detto il 12 marzo che i “centri di formazione professionale” nella regione sarebbero stati gradualmente eliminati, dato che Pechino si trova sotto la crescente pressione internazionale sui campi di detenzione e rieducazione.

«In generale, avremo sempre meno persone in questi centri e se un giorno la società non ne avrà più bisogno, questi centri di formazione scompariranno gradualmente», ha detto Shohrat Zakir, durante una sessione della riunione annuale del Congresso nazionale del popolo a Pechino.

Zakir è stato il primo funzionario del governo cinese a suggerire che i centri fossero una  soluzione temporanea.

Governi stranieri e gruppi per i diritti umani hanno detto che i cinesi hanno in mano più di 1 milione di uiguri e altri gruppi di musulmani per la rieducazione politica. Secondo Pechino, i centri sono “misure preventive contro l’estremismo” che offrono ai “tirocinanti” lavoro e altre competenze di vita, riporta Scmp.

Oltre agli uiguri dello Xinjiang, secondo quanto riportato dai media, nei campi sono detenute minoranze musulmane e persino cittadini stranieri. Ricercatori delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno dichiarato che i campi contengono più di un milione di uiguri e altri musulmani, quasi il 10% della popolazione dello Xinjiang.

Zakir non ha rivelato quanti fossero i “tirocinanti” presenti nei centri, ma ha detto che il numero esatto era inferiore a un milione: «Per quanto riguarda il numero di tirocinanti in questi centri (…) il numero è dinamico e mutevole.

Amnesty International ha detto che i commenti di Zakir dimostrano che Pechino è sotto pressione; il governo cinese starebbe controllando il numero dei ”tirocinanti” a causa delle pressioni internazionali e che i centri sono in realtà strutture di detenzione e non i centri di formazione professionale, come detto da Pechino. 

Ripetendo la linea ufficiale di Pechino, Zakir ha detto che i centri hanno fornito formazione gratuita, cibo e alloggio, e che i “tirocinanti”, che vi sono entrati “volontariamente”, erano liberi di tornare a casa se lo desideravano e ha detto che nei centri non sono consentite attività religiose. 

Zakir è intervenuto durante una tavola rotonda al raduno annuale del consiglio nazionale del Popolo, la legislatura cinese; la tavola rotonda del 12 marzo è stata aperta ai media stranieri e ha visto la partecipazione di decine di delegati della regione dello Xinjiang.

Antonio Albanese