CINA. Espulso dal parlamento l’ex capo dell’Interpol, oggi in carcere

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La Cina espellerà l’ex capo dell’Interpol Meng Hongwei dalla Conferenza consultiva politica popolare cinese, organo consultivo di alto profilo dopo che il governo cinese lo ha messo sotto inchiesta per corruzione e altre violazioni, riporta Xinhua

Sotto il governo del presidente Xi Jinping, la Cina è impegnata in una repressione radicale della corruzione pubblica. All’inizio di questo mese, l’Interpol, l’ente di coordinamento della polizia mondiale, cha ha il suo quartier generale in Francia, ha detto che Meng si era dimesso come suo presidente, dopo che le autorità francesi hanno resa pubblica la denuncia di scomparsa presentata dalla moglie, dopo che Meng si era recato nel suo paese natale.

Non è chiaro dove Meng sia trattenuto, non è inoltre chiaro se gli sia stato permesso di avere un difensore legale. L’ultimo provvedimento pubblico preso contro Meng dal governo cinese, prevede il suo allontanamento dalla Conferenza consultiva politica popolare, ente che consiglia il parlamento, ma privo di poteri legislativi. La decisione ha ancora bisogno di un’approvazione formale da parte del comitato permanente dell’organismo, ha detto l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, anche se questa approvazione sarà solo una formalità.

Meng era stato un membro del Comitato per gli affari esteri di questa entità. I membri dell’organo consultivo non godono dell’immunità dai procedimenti giudiziari, a differenza dei membri del parlamento cinese, ente che si limita a ratificare quanto deciso dal governo e dal partito.

Meng Hongwei, 64 anni e vice ministro della pubblica sicurezza, è diventato presidente dell’agenzia globale per la cooperazione di polizia alla fine del 2016, in un più ampio sforzo da parte della Cina per assicurare posti di leadership nelle organizzazioni internazionali.

La sua nomina aveva quindi suscitato molta preoccupazione, all’epoca, da parte dei gruppi per i diritti, dato che Pechino avrebbe potuto cercare di sfruttare la sua posizione per perseguire i dissidenti all’estero.

Lucia Giannini