CINA. Aragoste, soia e whisky al centro della guerra commerciale con Trump

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La Cina ha risposto imponendo dazi su merci provenienti dagli Stati Uniti come rappresaglia nella guerra commerciale con Washington aumentando i dazi all’importazione su decine di merci statunitensi, tra cui aragoste, soia, auto elettriche e whisky. Pechino aveva detto, il 16 giugno, che avrebbe risposto in “scala uguale” all’aumento delle tariffe imposto da Trump sulle merci cinesi, in un conflitto del valore stimato di 336 miliardi dollari; la Cina ha annunciato un 25 per cento di dazi su 50 miliardi di dollari di importazioni negli Stati Uniti.

Il rappresentante del Commercio degli Stati Uniti Robert Lighthizer ha detto che i dazi si applicheranno a 818 prodotti cinesi per un valore di 34 miliardi dollari a partire dal 6 luglio, con un secondo elenco di 16 miliardi dollari da prendere in considerazione nell’ambito di un nuovo processo di revisione, portando il volume totale possibile delle importazioni interessate a 50 miliardi dollari. Le contromisure di Pechino rispecchiano fedelmente quelle di Washington, con 545 esportazioni americane, anch’esse valutate 34 miliardi di dollari, soggette a dazi punitivi a partire dal 6 luglio, compresi i prodotti agricoli e i veicoli, secondo Xinhua.

I 545 prodotti includono aragoste, soia, auto elettriche, succo d’arancia, whisky, salmone e sigari, secondo il ministero delle Finanze cinese. La Cina «non vuole una guerra commerciale, ma deve combattere con forza», riporta una dichiarazione del ministero del Commercio cinese ripresa da Al Jazeera. Gli Stati Uniti e la Cina hanno il più grande rapporto commerciale del mondo, ma i legami ufficiali sono sempre più tesi per le accuse contro Pechino fatte da Washington che accusa la Cina di danneggiare le aziende americane. 

Anche all’interno della Casa Bianca, c’è chi crede che una guerra commerciale a lungo termine sarebbe dannosa per l’economia. «Ma Donald Trump sta mantenendo una promessa fatta in campagna elettorale, e crede che la guerra commerciale sarebbe un bene per gli Stati Uniti, ed è una guerra che secondo lui può vincere» riporta Al Jazeera. Pechino sembrava cercare di minimizzare l’effetto sulla propria economia, scegliendo di colpire prodotti statunitensi che possono essere sostituiti da importazioni da altri fornitori come il Brasile o l’Australia.

Antonio Albanese