Le strutture antiterrorismo di Pechino

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CINA – Pechino 02/06/2015. Per rispondere alla minaccia del terrorismo, la Cina ha modernizzto delle sue forze di sicurezza e ha posto una maggiore sorveglianza sui gruppi etnici, politici e religiosi, attraverso iniziative di legge, come la nuova legge anti-terrorismo.

Come riporta The Diplomat, gli sforzi anti-terrorismo della Cina si sono concentrati sulla gestione preventiva delle crisi. Nell’agosto 2013, il Consiglio di Stato ha istituito il Gruppo antiterrorismo, un organismo incaricato di consigliare e implementare la lotta al terrorismo, guidato dal ministro della Pubblica Sicurezza. Insieme con l’istituzione della Commissione per la Sicurezza Nazionale, guidata dallo stesso Xi Jinping, nel gennaio 2014, questi due nuove strutture hanno portato alla centralizzazione delle politiche anti-terrorismo. La Polizia armata del popolo (Pap) è la risorsa più importante nella lotta contro il terrorismo: gli agenti Pap vengono addestrati nella gestione di scenari di crisi sempre più specifici, come la liberazione di veicoli e di aerei dirottati, la manipolazione di esplosivi, l’antisommossa, e la gestione delle situazioni in cui sono presenti ostaggi. Le unità anti-terrorismo Pap, dell’Esercito di Liberazione del Popolo, e delle polizia regolare, di stanza nello Xinjiang e in altre regioni, sono permanentemente allertate. Dopo gli attacchi terroristici a Pechino e Kunming, il ministro della Pubblica Sicurezza Guo Shengkun ha annunciato la campagna chiamata “Colpire duro” per reprimere gli elementi terroristi. Lo stesso Xi Jinping ha dichiarato che al fine di stabilizzare il Xinjiang, le reti di sorveglianza dello stato dovevano «diffondersi dalla terra al cielo». Alla fine del 2014, il ministro Guo ha annunciato una nuova grande iniziativa di sorveglianza basata sulla raccolta dati di attivisti uiguri e altri gruppi terroristici: più di 30 milioni di telecamere a circuito chiuso sono attualmente in uso in tutto il paese, almeno 40mila si trovano nel Xinjiang. La “Guerra popolare al terrorismo” include anche la mobilitazione della popolazione, tra cui gli stessi uiguri, per aiutare le autorità a dare la caccia terroristi, trasmettendo informazioni su sospetti e presunti “terroristi”. Nel corso del 2014, i media non statali hanno riportato l’aumento della sorveglianza delle minoranze musulmane in tutto il paese, così come delle detenzioni arbitrarie e dei forzati “rimpatri” di uiguri che vivono al di fuori del Xinjiang. Per combattere le radici socio-economiche del terrorismo, la Cina ha lanciato una serie di iniziative di sviluppo: Pechino sta cercando di stabilizzare la regione autonoma uigura dello Xinjiang, migliorando il tenore di vita dei suoi abitanti uiguri, creando posti di lavoro e integrando il Xinjiang nel cuore economico della nazione: ad esempio la proclamazione dell’iniziativa Cintura economica della Seta della Cina nel 2013. La Cina sta infine lavorando su una nuova legge per gettare nuove basi giuridiche per una definizione giuridico-operativa del terrorismo. Il Congresso nazionale del popolo ha pubblicato la prima bozza nel novembre 2014 e un secondo ciclo formale di discussioni sulla legge si è tenuto a febbraio 2015. Ad oggi, il progetto di legge condanna gli atti terroristici, indicandoli come «qualsiasi discorso o attività che, con la violenza, il sabotaggio o la minaccia, genera il panico sociale, mina la sicurezza pubblica, e minacci dipartimenti governativi o organizzazioni internazionali». Questa definizione molto vaga apre la possibilità per applicazioni arbitrarie e abusi.