CINA. Ancora proteste di piazza a Hong Kong

37

Centinaia di manifestanti hanno circondato il quartier generale del Dipartimento di giustizia di Hong Kong, chiedendo che siano ritirate le accuse antisommossa contro cinque persone che hanno partecipato alle proteste del 12 giugno. Anche le strade intorno all’edificio sono state occupate.

La manifestazione è iniziata all’inizio del 27 giugno, e alle 10 del mattino i manifestanti avevano circondato il Justice Place nel distretto centrale, mentre gli agenti di polizia hanno pattugliato e monitorato l’area. Alcuni agenti erano armati di scudi antisommossa. La segretaria alla Giustizia Theresa Cheng era appena entrata nell’edificio prima dell’arrivo dei manifestanti.

I manifestanti erano guidati dal giovane attivista Joshua Wong e dal suo entourage del partito politico Demosisto. La polizia ha formato una catena per impedire ai manifestanti di spostarsi ulteriormente nell’area. I manifestanti inneggiavano alla loro causa e urlavano le loro richieste. Tutti quelli che passavano nell’area sono stati fermati e interrogati dagli agenti di polizia.

Alle 12:47 pm, i manifestanti si sono spostati all’ingresso principale del Justice Place, ma la polizia ha impedito loro di entrare. Gli agenti hanno minacciato i manifestanti: chiunque  avesse attraversato il perimetro stabilito dalla polizia sarebbe stato arrestato immediatamente. A causa del numero schiacciante di persone, un gruppo di manifestanti ha dovuto spostarsi verso la Lower Albert Road nella stranezza delle proteste della città, alcuni di loro hanno aiutato la polizia a gestire il traffico.

Alle 16.40 ora locale, c’erano ancora centinaia di manifestanti ammassati fuori dal palazzo di Giustizia, chiedendo il ritiro delle accuse di sommossa, che comportano gravi pene, fino a 10 anni di prigione.

Il 12 giugno, centinaia di poliziotti si sono, infatti, scontrati con decine di migliaia di manifestanti fuori dal palazzo del governo, chiedendo il ritiro di un emendamento alla legge sull’estradizione, che avrebbe permesso l’invio degli accusati nel territorio cinese ed essere quindi giudicati dalla legge di Pechino. All’indomani delle proteste che hanno visto la polizia sparare proiettili di gomma e gas lacrimogeni alla folla, cinque persone sono state arrestate con l’accusa di aver istigato una sommossa.

Da allora la polizia è stata accusata di uso eccessivo della forza da parte dei cittadini e delle organizzazioni umanitarie di tutto il mondo e il capo dell’esecutivo Carrie Lam si è scusata per aver sconvolto l’opinione pubblica, visto che circa due milioni di persone sono scese in piazza il 16 giugno contro il cambiamento della legge sull’estradizione.

Tommaso dal Passo