CINA. Allarme smog nel sud della Cina

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Le città del nord-est della Cina sono state coperte di denso smog durante lo scorso fine settimana, e l’ufficio meteo cinese ha emesso allarmi arancione, il secondo più alto livello, per sette aree della regione. L’amministrazione meteorologica centrale ha lanciato l’allarme per smog pesante a Tianjin e nelle città delle province di Hebei, Shandong, Henan, Anhui, Jiangsu e Hubei.

Stando a quanto riporta Scmp, la visibilità è stata inferiore a 200 metri in alcune zone dell’Hebei centrale e meridionale, dello Shandong, dell’Henan centrale e orientale e dell’Hubei settentrionale. Nelle zone più colpite, la visibilità è scesa a meno di 50 metri. Questi recenti allarmi arrivano dopo la pubblicazione di un nuovo studio dell’Energy Policy Institute (Epi) dell’Università di Chicago secondo cui l’aspettativa di vita media della Cina potrebbe essere aumentata di 2,9 anni se la sua qualità dell’aria migliorasse arrivando ai livelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Anche se l’Epi, afferma che la Cina sta «vincendo la sua guerra contro l’inquinamento» con grandi miglioramenti, i suoi livelli medi di emissione continuano ad essere molto più alti dei limiti dell’Oms. Negli ultimi anni la Cina ha intensificato gli sforzi per ridurre l’inquinamento atmosferico, che diventa particolarmente pesante in inverno a causa della diffusa combustione del carbone. Pechino ha emesso il suo primo allarme smog arancione a novembre 2018. Il governo cinese ha anche inviato ispettori in 31 province negli ultimi due anni e ha punito 10.000 persone per aver violato le norme di protezione ambientale.

Lo scorso dicembre, il ministero dell’Ecologia e dell’ambiente ha detto che non avrebbe abbassato gli obiettivi per la protezione ambientale nel 2019. Nonostante la Cina stia ancora limitando la produzione industriale, il traffico e l’uso del carbone in inverno, il Ministero ha detto che avrebbe permesso alle acciaierie di continuare la produzione. Gli obiettivi per i tagli delle emissioni sono stati anche rivisti verso il basso per ridurre il livello di PM2.5, del 3 per cento piuttosto che del 5 per cento.

Si tratta di un’inversione di marcia rispetto alla più aggressiva campagna antinquinamento dello scorso inverno, quando il carbone è stato vietato nelle città del nord a favore di una combustione più pulita del gas naturale. Le autorità hanno dovuto fare marcia indietro sul divieto dopo le carenze di approvvigionamento e la mancanza di infrastrutture che hanno lasciato milioni di persone senza riscaldamento.

Maddalena Ingrao