CILE. Sciopero del pubblico impiego blocca il paese 

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Il sindacato Anef, Agrupación Nacional de Empleados Fiscales, che rappresenta 350.000 dipendenti pubblici cileni, ha dichiarato che il 90% degli iscritti ha partecipato allo sciopero che è stato indetto per il 26 e 27 novembre, allo scopo di chiedere un aumento salariale e protestare contro una recente ondata di licenziamenti.

In una manifestazione davanti al palazzo presidenziale de La Moneda, centinaia di lavoratori si sono ammassati la mattina del 26 per chiedere un aumento salariale del 3,5%, mentre il governo ha offerto il 3,1%. «Stiamo negoziando da due mesi e il governo del Presidente Sebastian Piñera non è stato in grado di fare proposte che ci permettono di portare avanti l’accordo su queste questioni», ha detto Carlos Insunza, segretario generale dell’Anef ripreso da Efe. «Inoltre, le nostre richieste si concentrano sull’ondata di licenziamenti che l’insediamento del governo di Sebastian Piñera ha comportato quest’anno. Più di 2.700 lavoratori sono stati licenziati», ha aggiunto Insunza.

Il segretario Anef ha aggiunto che questo sciopero nazionale viene condotto nell’ambito dei negoziati annuali in cui le parti si impegnano ad adeguare le condizioni retributive e lavorative del settore del pubblico impiego. I rappresentanti dei lavoratori, sotto il coordinamento della Central Unitaria de Trabajadores, Cut, si sono incontrati più tardi con i ministri del Lavoro, Nicolas Monckeberg, e delle Finanze, Felipe Larrain.

Secondo un comunicato Anef, l’esecutivo non ha offerto nulla riguardo alle richieste sindacali, ha solo chiesto di creare gruppi di lavoro settoriali prima di proseguire i negoziati. Per questo i sindacati hanno indetto un nuovo sciopero il 27 novembre, accusando il governo di non voler trovare un accordo.

Anef ha chiesto che l’Esecutivo confermi il più presto possibile il rinnovo del personale assunto, dato che, prima del 30 novembre, sono già iniziati licenziamenti arbitrari in alcuni servizi. Manifestazioni del personale del pubblico impiego si sono registrate in tutto il paese per fare pressione sull’esecutivo da poco insediato.  

Tommaso dal Passo