CILE. I roghi bruciano ancora

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Oltre 18000 persone sono al lavoro per spegnere i 131 incendi boschivi che divampano in sette regioni del Cile centrale e meridionale, secondo l’ultimo rapporto dell’Ufficio gestione delle emergenze, Onemi, e la Corporazione Nazionale Forestale Conaf.

Il rapporto, ripreso da Efe precisa, inoltre, che 18308 persone sono impegnate nella lotta e nel controllo degli incendi o stanno sostenendo e assistendo coloro che lottano con le fiamme, tra cui 1170 guardie forestali cilene, 628 vigili del fuoco ed esperti stranieri, 8338 membri delle forze armate, 4000 vigili del fuoco cileni, 1360 carabinero e 415 poliziotti.

A questo si aggiungono 2397 funzionari dei ministeri e dei servizi pubblici, mentre il supporto aereo è fornito da 52 velivoli tra aerei ed elicotteri.

Il Conaf afferma che ci sono 131 incendi in tutto il paese, di cui 51 sono in corso valutazione, 68 sono sotto controllo e 12 sono stati spenti. In tutto quello che hanno devastato 1,45 milioni di acri di terremo del paese.

Il presidente cileno Michelle Bachelet ha detto che per ora non ci sono aree popolate che sono minacciate dalle fiamme.

L’attuale ondata di incendi è stata classificata come la peggiore nella storia del Cile e, in sostanza, assai diversa dai soliti incendi estivi, con venti che spirano da 50 a 60 km orari che cambiano continuamente direzione, oltre che da temperature superiori ai 35 C, condizioni che hanno favorito, secondo gli esperti, vere tempeste di fuoco su vaste regioni boschive e su alcune zone popolate.

L’Ufficio Meteorologico del Cile ha detto, inoltre, che sono previste leggere piogge nella regione meridionale del BioBio, una delle zone più colpite dalle fiamme e che è attualmente in allarme rosso.

Fino ad oggi, gli incendi hanno fatto 11 morti, 6162 colpiti, hanno distrutto 1551 case e fatto spostare 519 persone in rifugi temporanei.

Maddalena Ingrao