Marocco, le imrpese vogliono uscire dall’anonimato

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Doveva essere un incontro formale tra istituzioni, da un lato il governo dall’altro i rappresentanti della Confindustria marocchina, ma l’esito è stato molto diverso. I rappresentanti della Confederazione Generale delle Imprese del Marocco (CGEM), con sede centrale a Casablanca, ha messo sul piatto tutti problemi che da tempo affliggono le imprese locali, avanzando richieste precise per uscire dalla crisi economica.

Primo tra tutti, ha fatto notare il presidente, Miriem Bensalah Chaqroun, il fatto che gli imprenditori marocchini sono praticamente sconosciuti all’estero, ad ascoltare le rimostranze degli imprenditori una nutrita deltazione governativa: guidata dal capo del governo, Abdelilah Benkirane, e composto da una dozzina di ministri.
«I nostri obiettivi – è andato diritto al punto il Presidente CGEM- si riassumono in tre parole: crescita, l’occupazione e la competitività», e ha sollevato una serie di questioni che richiedono «un impegno chiaro e veloce» da parte del governo.
Tra le questioni in discussione: i termini di pagamento, sia del governo che del settore privato, il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha annunciato l’imminente istituzione di un Osservatorio in materia di termini di pagamento che saranno domiciliati presso la presidenza del consiglio per velocizzare le procedure. Egli ha anche affermato che le circolari sono state distribuite alle varie amministrazioni e istituzioni pubbliche per garantire l’effettiva attuazione della legge e ha confermato il tasso di penale pari al 10% per chi non rispetta i termini. Per quanto riguarda la preoccupazione di non conformità con il rimborso dell’IVA, che penalizza le imprese e la domanda di riforma della disciplina IVA, il governo si è impegnato con un ordine giorno della prossima seduta che discuterà della tassazione e che si terrà nel mese di febbraio 2013 e riunioni preparatorie si terranno in concomitanza con la CGEM dalla fine di settembre 2012. Per quanto riguarda la regolamentazione del diritto di sciopero, il governo ha confermato che ha incluso questo punto all’ordine del giorno della legislatura, ma naturalmente ha dovuto consultarsi con i diversi attori sociali. Da parte della riforma della legge sulla “pianificazione”, e al fine di razionalizzare le strozzature incontrate dal settore, il governo, pur riconoscendo l’impatto negativo della normativa vigente è stato cauto sulle promesse. Il ministro dell’Agricoltura, tuttavia, ha insistito sulla necessità di proteggere i terreni agricoli irrigati, mentre liberando la terra per i bisogni dell’economia.