Arresti e morti in Cecenia dopo l’omicidio Nemtsov

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CECENIA – Grozny 11/03/2015. All’indomani dell’omicidio di Boris Nemtsov, il Caucaso è finito di nuovo sotto i riflettori della comunità internazionale.

Mentre a Mosca si arrestavano alcuni ceceni sospettati dell’assassinio, in Cecenia un sesto indagato si suicidava mentre la polizia irrompeva nel suo appartamento. E questa non sarebbe l’unica operazione di polizia finita male in questi giorni. Nella travagliata repubblica del Caucaso ormai “stabilizzata” dal presidente Kadyrov, fedelissimo di Putin, una maxi retata ha portato in carcere circa centro persone proprio all’inizio di marzo. I fermati erano sospettati di coinvoglimento nell’esplosione di una diga a Chernorechie, sobborgo di Grozny. Nell’esplosione, avvenuta il 24 febbraio, sono morte tre persone, ma nessuno ha rivendicato il presunto attentato. Kadyrov, però, ha subito ipotizzato che le tre vittime fossero coinvolte in attività sovversiva e – secondo quanto riportato dall’ong Memorial – ha interrogato i loro familiari per tre giorni per poi intimargli di abbandonare la Cecenia. Altre decine di arrestati sono stati rilasciati il 4 marzo, ma di alcuni di loro – condotti a Grozny per ulteriori interrogatori – non si conosce ancora la sorte.   Secondo alcuni residenti di Gvardeskoe, villaggio dove risiedevano i familiari delle vittime, il giovane muratore Kana Afanasev sarebbe stato ricercato dagli agenti la mattina del 26 febbraio per poi essere riportato alla famiglia dagli stessi agenti in tarda notte, ma da cadavere. Caucasian knot riporta che «non c’erano segni visibili di violenza sul suo corpo, ma piccoli puntini sulle mani, simili a bruciature provocate dalla corrente elettrica. Ai familiari è stato ordinato di seppellirlo secondo la tradizione musulmana ma senza organizzare un funerale ufficiale».