Nessun collasso per l’economia GCC

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ARABIA SAUDITA – Riad. 21/09/14. Il principe Abdulaziz Bin Salman, Assistente Ministro del Petrolio e delle Risorse Minerarie degli affari petroliferi sauditi, ha respinto le ipotesi secondo cui l’abbassamento del costo del petrolio causerà il collasso delle economie del GCC.

In un discorso pronunciato mercoledì alla “Conferenza degli stati arabi del Golfo e sfide Regionali” organizzato dall’Istituto di Studi Diplomatici, in collaborazione con il Centro di Ricerca del Golfo, il principe Abdulaziz Bin Salman ha rassicurato la platea. Ha detto che tali pensieri «sono fuorviati a dir poco, e ignorano l’aumento della resilienza delle economie GCC». Ad allarmare gli analisti invece il Brent che novembre quotava il greggio 98,97 dollari al barile 8 centesimi in meno, recuperando comunque il ribasso precedente a 98,51 dollari a Londra. Negli stati Uniti il greggio è sceso di 46 centesimi stabilizzandosi a 94,42 dollari, sfiorando anche i 93,74 dollari. 

Secondo il principe Abdulaziz Bin Salman il GCC è anche un importante mercato di consumo. Nel 2013, le importazioni nel GCC di beni e servizi ammontanavano a 711 miliardi dollari, quasi il triplo rispetto alla media 2000-2008 di 240,8 miliardi dollari. Solo in termini di cibo, la spesa aggregata sulle importazioni alimentari è raddoppiata dal suo livello attuale e raggiungerà i 53,1 miliardi dollari entro il 2020. Inoltre, ha detto che una maggiore integrazione del GCC nel sistema economico globale attraverso il commercio, gli investimenti, e legami finanziari, ha permesso alla regione di svolgere un ruolo chiave nel riequilibrio dell’economia globale. «Proventi da esportazione maggiori implicano maggior spesa per beni e servizi stranieri, maggiori investimenti in attività estere, e maggiori investimenti nelle nostre economie domestiche, che offriranno, quindi, enormi opportunità per gli investitori stranieri e i partner internazionali» ha sottolineato il principe. Segno questo di una ulteriore forza delle economie del GCC». Secondo il principe nei momenti in cui i governi occidentali stanno imponendo misure di austerità e la riconfigurazione delle loro politiche estere, lasciando un enorme vuoto nella regione del Golfo, il GCC ha intensificato le proprie iniziative politiche e aumentato la sua assistenza economica e il sostegno finanziario per i loro partner strategici in difficoltà nella regione. Del resto, il GCC non perderà la sua importanza internazionale e regionale e continuerà a svolgere un ruolo chiave nelle scene politiche, economiche ed energetiche globali. Come attività economica ed energetica i flussi globali continuano ad essere reindirizzati lontano dai centri tradizionali di consumo dell’OCSE e vanno verso le economie emergenti. Il principe inoltre ha sottolineato che «i paesi del GCC sono in una posizione molto forte per beneficiare di questi cambiamenti in termini di crescita e di benessere economico. Molti sforzi e iniziative – sia nel diversificare l’economia attraverso l’integrazione orizzontale e verticale, miglioramento dell’efficienza energetica, diversificando l’uso di energia, miglioramento aziendale e ambiente di investimento – aprono all’economia per gli investimenti esteri, e sono in corso di attuazione per consolidare la posizione di GCC nel economia globale per rendere la regione più prospera». Ha aggiunto che un più prospero GCC contribuisce positivamente per l’economia mondiale e offre molte opportunità economiche per i partner, dicendo che «una stabilità del GCC è un prerequisito per la stabilità dei mercati energetici, l’economia globale, e per la sicurezza della nostra internazionale e alleati regionali».

Quello su cui il principe non si è soffermato e cosa causerà a livello politico questo abbassamento del prezzo del petrolio, soprattutto negli emirati piccoli come Kuwait, Bahrein, Oman. Paesi in cui la resilienza è molto inferiore rispetto agli EAU o all’Arabia Saudita. Incerto poi il fattore politico. Che proprio in un momento delicato come questo, vedi crisi irachena, siriana, Egitto, Libia, problema del terrorismo, vede il GCC diviso tra Qatar da un lato Arabia Saudita; Emitati Arabi, Bahrein dall’altro.