Carceri costaricensi a porte aperte

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COSTA RICA – San José 03/12/2105. Sale la tensione sociale in Costa Rica per il possibile inserimento in strutture di recupero aperte dei carcerati allo scopo di alleggerire il sovraffollamento carcerario.

Seicento detenuti dovrebbero essere ospitati in strutture semi-aperte scatenando un acceso dibattito nel paese, con i media e giudici che temono una conseguente ondata di criminalità.
Il governo insiste, però, che la decisione si rende necessaria per porre fine alle terribili condizioni nelle carceri che creano gravi violazioni dei diritti umani.
Dei cittadini hanno presentato ricorso contro i trasferimenti e diversi giornali costaricensi hanno affermato che criminali pericolosi verranno lasciati liberi.
Il ministro della Giustizia Cecilia Sanchez ha detto che i trasferimenti hanno lo scopo di porre fine ad un «grave problema di sovraffollamento. Le carceri hanno una capacità di 9.000 detenuti, attualmente ne detengono più di 14.000 (…) Ciò ha portato a denunce contro di noi presso la Corte interamericana dei diritti umani. Ci sono stati 18 ordinanze, emesse da giudici nazionali, di chiusura di 11 dei nostri 13 penitenziari e ci sono decisioni della Corte Costituzionale che ci obbligano a rispettarle (….) Questo impedisce di realizzare quello che sta dietro l’obiettivo di una prigione: riabilitare una persona che ha commesso un crimine in modo che possa essere reinserita nella società ed essere una brava persona», riporta Asiaone. Gli oppositori alle misure chiedono la costruzione di nuove strutture carcerarie ma Sanchez ha detto che «al ritmo attuale di 600 nuove entrate al mese, se costruiamo 100 prigioni in poco tempo avremo 100 carceri sovraffollate».