Caos iracheno

46

IRAQ – Baghdad. Ali al-Sistani, carismatico imam sciita, ha invitato i partiti politici in Iraq ad «evitare di usare retorica settaria e di sedersi al tavolo del dialogo».

I’tilāf Dawlat al-Qānūn (Coalizione dello Stato di diritto), al governo, ha negato che la presidenza abbia emesso un decreto di scioglimento del parlamento, ma ha osservato che «quest’opzione rimarrà sul tavolo se altre opzioni dovessero fallire». Al-Qayima al-iraqiya (la Lista irachena) considera, però, questa affermazione come «un tentativo di frode politica». Al-Sistani ha incontrato il 13 gennaio a Najaf (circa 100 km a sud di Baghdad) Martin Kobler, Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per l’Iraq. In una conferenza stampa dopo l’incontro, Kobler ha annunciato che: «La visione delle Nazioni Unite è coerente con quella di Sistani per risolvere la crisi». Ha aggiunto, poi, che: «Abbiamo avuto colloqui intensi con Sistani sugli eventi che si svolgono nel paese e sulla crisi attuale. Egli ha sottolineato che la crisi potrebbe essere risolta quando tutte le parti si siederanno al tavolo del dialogo, evitando di usare retorica settaria. Noi trasmetteremo questo messaggio al parlamento iracheno e agli altri partiti politici». Kobler ha osservato che «il nostro messaggio converge con quello di Sistani sulla necessità di dialogo, di pace, flessibilità e moderazione, allo scopo di non esporre l’Iraq a nuovi pericoli». Per quanto riguarda le richieste dei manifestanti, Kobler ha detto che «alcune richieste sono realistiche e possono essere attuate. Ci sono, però,  anche richieste irrealistiche, ma il diritto di manifestare è garantito a tutti dalla Costituzione irachena, a condizione che sia una manifestazione pacifica». Kobler ha, quindi, esortato il governo a «esercitare autocontrollo e flessibilità, mantenendo la pace e garantendo un ambiente adeguato per le dimostrazioni». Durante il sermone di venerdì (11 gennaio), Sistani ha chiesto «la costruzione di uno stato civile sulla base di istituzioni costituzionali che rispettIno i diritti e le responsabilità dei cittadini»; ha, poi, accusato tutti i blocchi politici per l’attuale crisi in Iraq. Sistani ha esortato il governo ad ascoltare «le legittime richieste dei manifestanti ad Anbar, e di esaminarle in modo più razionale, tenendo conto dei principi della costituzione e della legge, fino a quando le fondamenta di uno stato civile che garantisca i diritti e le responsabilità saranno poste». Sistani ha successivamente invitato i servizi di sicurezza ad «esercitare autocontrollo, agire con saggezza e con calma, ed evitare di scontrarsi con i manifestanti in azioni che potrebbero creare tensioni in strada». Ha quindi proseguito nel criticare i blocchi politici iracheni, dicendo che «politicizzano molte questioni e problemi che devono essere trattate in maniera apolitica e legale». Egli ha invitato i politici a non «interferire nel lavoro delle autorità indipendenti, di stare lontano dai procedimenti giudiziari e di non sfruttare eventuali casi per vantaggi politici». Da più di tre anni, il religioso sciita rifiuta di ricevere i politici iracheni a causa del loro fallimento nella costruzione dello Stato e nella fornitura di servizi ai cittadini. In diverse province irachene si son svolte grandi manifestazioni e sit-in in cui viene richiesto «il rilascio dei detenuti, la revoca della responsabilità e delle leggi sulla giustizia e la realizzazione di lavori pubblici». I’tilāf Dawlat al-Qānūn, guidato dal primo ministro Nouri al-Maliki, ha negato che «il vice presidente Khudair Khuzaie ha emesso un ordine di sciogliere il Parlamento». Il parlamentare di maggioranza Khaled Asadi, in  un’intervista al quotidiano al Hayat, ha detto che: «Se Khuzaie avesse emesso un simile decreto, il parlamento sarebbe stato sciolto da tempo, cosa che non è successa (…) tutte le opzioni costituzionali sono sul tavolo, tra cui lo scioglimento del Parlamento, ma questa sarà l’ultima opzione (…) , i colloqui in corso avvengono in un’atmosfera positiva. Non abbiamo ancora raggiunto una situazione di stallo che ci imponga di ricorrere a questa opzione». La costituzione prevede due opzioni per lo scioglimento del parlamento: o il parlamento si scioglie su richiesta di un certo numero di deputati con l’approvazione della maggioranza assoluta (163 deputati), o il primo ministro propone lo scioglimento del Parlamento, e il presidente lo approva emanando un relativo decreto. La Costituzione irachena prevede, poi, che «il vice presidente assume i compiti del presidente in sua assenza, per qualsiasi motivo», ora il presidente Jalal Talabani è ricoverato in Germania per motivi di salute. Un dato che complica ancora di più la situazione. Da parte sua, Al-Qayima al-iraqiya ha detto che ipotizzare lo scioglimento del parlamento è un inganno politico. Muhammad Iqbal, parlamentare di Al-Qayima al-iraqiya ha detto che. «Lo scioglimento del parlamento e un governo di transizione creeranno il  vuoto costituzionale, e questa possibilità è un inganno politico (…) perché in tutto questo periodo, non vi sarà alcun controllo sul lavoro del governo, che agirà liberamente soprattuto per quanto riguarda il bilancio per l’anno fiscale 2013, e ancor di più in assenza dell’autorità del presidente». Iqbal ha poi aggiunto che: «La soluzione è quella di mantenere in vita il parlamento, e formare un governo di salvezza nazionale fino alle elezioni e alla formazione di un nuovo governo». Il 14 gennaio, il presidente della regione autonoma del Kurdistan, Massoud Barzani ha manifestato il suo assenso condizionato ad elezioni anticipate. In una dichiarazione rilasciata dopo un incontro con Kobler a Salahuddin, nei pressi di Erbil, Barzani ha detto di «non essere contro le elezioni anticipate in Iraq, a due condizioni: una modifica della legge elettorale, e la conduzione di un censimento preciso sotto la supervisione delle Nazioni Unite».