L’acqua in Camerun c’è, ma non si vede

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CAMERUN – Yaoundé 22/02/2016. Il Camerun è uno dei paesi africani più ricchi d’acqua sia nel sottosuolo che in superficie secondo la Fao.

Eppure, riporta Afrik.com, il tasso di accesso all’acqua potabile è stato del 33% nel 2010, rispetto ad un paese del Sahel come il Senegal, dove il tasso idrico urbano era del 98% e quello rurale del 82%. Chiaramente, il 67% dei camerunesi non è collegato alla rete idrica restando esposto a tutti i rischi per la salute e alla speculazione: il tasso medio di prevalenza delle malattie legate all’acqua e ai servizi igienico-sanitari è, nel paese, del 19%.
Peggio ancora, la connessione di rete non è sinonimo di una costante fornitura di acqua potabile nelle case. A Yaoundé, per esempio, solo il 10mila m3 di acqua erano disponibili per la popolazione nel 2011, con un fabbisogno totale stimato a 250mila m3 di acqua al giorno. Le origine di una simile forbice sono diverse, naturale e politiche. La questione è di sapere che cosa provoca questo deficit e cosa fare. Si va dal malaffare legato alla gestione dell’ormai chiusa Société Nationale des Eaux du Cameroun, creata nel 1967 poi privatizzata negli anni Duemila con deficit enormi. Oggi, il partenariato pubblico-privato cerca di colmare gli anni di malgoverno nella produzione e distribuzione di acqua in Camerun, razionalizzando le spese, garantendo e migliorando i meccanismi di trasparenza delle entrate e così via, Per andare poi a disfunzioni e perdite nella struttura che fisicamente trasporta l’acqua; anche la distribuzione idrica nel paese è a pezzi: il monopolio della gestione idrica non facilita la governante dell’utilizzo a livello locale , pe non parlare della commercializzazione locale. Tutto questo ha portato alla demotivazione del personale. A tutto ciò, fino ad oggi è mancata anche una pianificazione territoriale. Gli sforzi fatti dal governo, prosegue il giornale, sono insufficienti ad oggi perché il problema è strutturale.