CALIFORNIA. The Day After a Long Beach dopo l’attacco di Pyongyang

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In California si stanno preparando ad un attacco nucleare nordcoreano. Le notizie provenienti dalla Corea del Nord hanno creato le condizioni per un boom economico intensamente concentrato sui produttori locali di rifugi nucleari, sui produttori di teli di plastica per coprire finestre e fessure nelle porte per minimizzare gli effetti di ricadute radioattive, riporta il britannico Guardian.

La città di Long Beach, e le sue strutture portuali, hub del commercio globale, si sente obiettivo primario di un eventuale attacco nordcoreano e le autorità stanno correndo ai ripari per affrontare quello che fino a poco tempo fa era impensabile: una bomba nucleare che esplode nel porto di Long Beach. La Corea del Nord ha minacciato di ridurre gli Stati Uniti continentali a “ceneri e tenebre” e poi ha lanciato un missile balistico sul Giappone; il suo messaggio è chiaro: preparatevi e state attenti.

Con una serie di incontri con esperti le autorità della città hanno fatto comprendere che se il dispositivo nucleare venisse sparato dalla Corea del Nord non sarebbe il tipo di arma ad alto rendimento di cui ci si preoccupava durante la Guerra fredda, con un potenziale in grado di spazzare via la maggior parte della vita e della civiltà in tutta la regione di Los Angeles e inviare materiali radioattivi a metà del continente americano. Molto probabilmente, molte strutture non sarebbero rimaste in piedi  e altrettante sì. Nell’ipotesi di studio il porto e il centro di Long Beach andrebbero in fumo, l’esplosione è probabile che vaporizzi tutto. Ma il dipartimento della Salute della città, l’aeroporto di Long Beach e i vigili del Fuoco potrebbero non esserlo, perché sono tutti un po’ protetti da una zona collinare che è probabile arresti l’onda iniziale dell’esplosione; e così la città potrebbe, provvisoriamente, pensare di istituire un centro di emergenza proprio lì. Naturalmente, la ricaduta radioattiva creata dall’esplosione, che raccoglie enormi quantità di polvere e acqua oceanica e le immette nell’atmosfera, rappresenterebbe un grave rischio secondario, soprattutto nelle prime ore dopo un attacco.

Per non parlare dell’impulso elettromagnetico che è probabile metta fuori uso i sistemi elettronici, tra cui telefoni e computer; gli incidenti sulle autostrade poiché gli autisti sarebbero accecati dal lampo dell’esplosione, la corsa per cibo, acqua e benzina quando milioni di abitanti tenteranno di scappare dalla regione, e il terrore si scatenerà. Già nel 2006, Long Beach era stata al centro di studi sugli effetti di un bombardamento nucleare: la Rand Corporation pubblicò un rapporto che valutava l’impatto di una bomba di 10 kiloton contrabbandata e fatta esplodere nel porto in un container marittimo, come riporta ad esempio il romanzo di Frederick Forsyth, The Afghan

Lo scenario della Rand, poi, prevedeva una significativa disgregazione dell’ordine sociale, tra cui sparatorie per cibo e benzina e sulla superstrada, mentre famiglie disperate bloccate nel traffico cercano ogni modo possibile per affrettare la fuga sulle montagne. La Rand ha anche immaginato il collasso del sistema sanitario, poiché gli ospedali e gli operatori sanitari sono stati travolti da centinaia di migliaia di persone che necessitano di decontaminazione e altri trattamenti.

Graziella Giangiulio