Rifugiati: Sofia batte cassa all’UE

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BULGARIA – Sofia 26/09/2015. Il primo ministro bulgaro Boyko Borissov ha detto il 24 settembre che il suo Paese vuole dell’Unione Europea maggiori fondi per far fronte alla crescente crisi dei rifugiati.

Nel convengo “L’Onda dei rifugiati e e le sfide per la sicurezza nazionale” Borissov (nella foto) ha detto che: «L’Ue attualmente presta molta più attenzione ad altri stati di confine come l’Italia e la Grecia che alla Bulgaria». Il vertice straordinario Ue a Bruxelles del 24 si è concentrato interamente su Italia e Grecia, ha detto Borissov, anche se ha sottolineato che la frontiera terrestre tra la Bulgaria e la Turchia non è inferiore a quella tra la Grecia e la Turchia: «La Bulgaria sta compiendo sforzi enormi per proteggere la zona Schengen, e questo dovrebbe essere preso in considerazione dal Consiglio europeo», ha affermato. L’onda di profughi preme lungo il confine con la Bulgaria, ha aggiunto il premier bulgaro, e in vista dell’imminente maltempo durante l’inverno, queste persone non possono tornare in Siria, e quindi cercheranno di attraversare il confine in preda al panico. Il premier di Sofia ha proposto all’Ue la creazione di aree di protezione per i rifugiati sul territorio della Siria e della Libia, aggiungendo la questione siriana può essere risolta solo se gli Stati Uniti e la Russia si assumano le proprie responsabilità. Il vicepresidente bulgaro Margarita Popova ha poi aggiunto che la posizione del suo paese per quanto riguarda i migranti ha tre elementi fondamentali: umanità, sicurezza e solidarietà: «Solidarietà significa molto di più, potrebbe significare un cambiamento o un adeguamento della normativa nazionale tesa a spianare la strada per accettare i profughi, per fare un buon modello per l’integrazione dei rifugiati», ha detto Popova. Il precedenza, il vice ministro bulgaro degli Interni ha detto che Filippo Gounev le proposte della Commissione europea per la ricollocazione dei rifugiati e condivisione delle responsabilità sono inadeguate alla realtà di paesi come la Bulgaria, che ha speso decine di milioni l’anno per sorvegliare le frontiere esterne dell’Unione europea contro i 40 milioni di euro, forniti come sostegno europeo per i prossimi sette anni: «Dal nostro punto di vista, questa condivisione degli oneri è insufficiente», ha detto Gounev.